«TALK IS CHEAP - Keith Richards» la recensione di Rockol

Talk Is Cheap: i trent'anni dell'album di Keith Richards

Ristampa per l'album del 1988 di Keith Richards

Recensione del 29 mar 2019 a cura di Daria Croce

La recensione

“Mettetelo in un sacchetto di carta marrone. Non me ne frega un cazzo della dannata copertina”, questa la reazione di Keith Richards quando doveva decidere la grafica di copertina di “Talk Is Cheap”, il suo album solista del 1988.

Keef, infatti, ha sempre badato più alla sostanza che alla forma e questo disco non fa eccezione, tant’è che, trascorsi 30 anni (più uno) dalla sua prima edizione, per lui è ancora “fresco come il giorno in cui è uscito”.

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La ristampa prevede varie chicche. La versione deluxe e super deluxe includono anche un booklet, memorabilia e una confezione speciale elaborata dalla Fender; inoltre ci sono anche sei bonus track (alcune con la partecipazione di Johnnie Johnson al piano) tra cui Big Town Playboy di Eddie Taylor e la cover di Jimmy Reed My Babe. Insomma... it’s only rock’n’roll alla maniera di Richards che, in un’intervista dell’epoca, disse: “È un disco vero. Non abbiamo affatto cercato di fare qualcosa di modaiolo”.

Che sia un album sincero lo dimostra anche “You Don’t Move Me”, il brano in cui Keith sfoga la sua rabbia nei confronti di Jagger, dandogli dell’avido egoista. Nel 1986, infatti, Mick tentò una carriera da solista invece di dare il via a un tour con la band dopo l’uscita di “Dirty Work”. Ma, al di là dei panni sporchi di famiglia, il disco è autentico nelle sonorità e brani come “Take It So Hard,” “How I Wish” o “Whip It Up” ci fanno capire quale Stone avesse ancora delle cartucce da sparare.

Per sua stessa ammissione, Keith in realtà non voleva registrare un disco da solista. Lo fece solo perché in quel momento le cose con Mick e soci non funzionavano e, col senno di poi, forse fu proprio quell’esperienza a salvare le sorti del gruppo. Ma è anche vero che con i suoi fidati X-Pensive Winos ritrovò la linfa necessaria a nutrire la sua creatività e, in questa duplice veste di chitarrista e cantante, esplorò terre sconosciute: per una volta non fu costretto a scrivere canzoni cucite addosso a Mick e, contemporaneamente, provò sulla propria pelle le gioie e i dolori del ruolo di frontman.

“Keith è il diavolo buono”, mi disse una volta un amico, “quello che ti devasta portandoti in giro a bere tutta la notte, ma non ti molla per strada”. Guardandolo oggi, e riascoltando “Talk Is Cheap”, viene in mente Rodari quando scriveva che i vecchi pirati non fanno più paura, ma ci mettono un attimo per andare di nuovo all’arrembaggio.

TRACKLIST

01. Big Enough (03:18)
02. Take It So Hard (03:16)
03. Struggle (04:11)
05. Make No Mistake (04:53)
06. You Don't Move Me (04:49)
07. How I Wish (03:32)
08. Rockawhile (04:39)
09. Whip It Up (04:02)
10. Locked Away (05:47)
11. It Means A Lot (05:24)
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