«UMANI, VENTO E PIANTE - Campos» la recensione di Rockol

Campos: leggi qui la recensione di "Umani, vento e piante"

Undici pezzi tra folk, indie e cantautorato per il secondo lavoro della band della band pisana, il primo cantato in italiano.

Recensione del 30 dic 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Il disco parla di persone, delle loro esperienze e delle situazioni che le circondano. Il linguaggio utilizzato è prevalentemente metaforico e l'osservatore si pone in modo distaccato rispetto alla situazione che viene descritta. Per raggiungere questo scopo spesso viene utilizzata la narrazione in seconda o terza persona. Un' altra caratteristica dei testi è non avere sempre specificato il genere (maschile, femminile) del soggetto.

Tutto questo grazie anche al passaggio dall’inglese di “Viva”, primo disco dei Campos datato 2015, all’italiano di questo “Umani, vento e piante”. Un dettaglio non da poco, vista l’importanza che i testi ricoprono in questa seconda prova in studio della band fiorentina.

Al fine di creare un equilibrio tra la musica e il testo, ci siamo concentrati sia sul suono della parola, valorizzandone gli effetti ritmici e musicali (assonanze, allitterazioni, rime etc.) che sullo stile del linguaggio, più metaforico che letterale. In questo modo abbiamo cercato di non creare gerarchie tra queste due componenti, fondendole insieme in un flusso unico.

Il risultato di questo lavoro è appunto “Umani, vento e piante” dieci pezzi per trentadue minuti (!) in cui i Campos, al secolo Simone Bettin (voce e chitarra), Davide Barbafiera (elettronica) e Tommaso Tanzini (basso) mettono tutto il meglio di loro stessi, sostenuti dall’ottima produzione di Andrea Marmorini (precedentemente al lavoro con Fast Animals And Slow Kids e con tanti altri in casa Woodworm). Nell’inverno dello scorso anno, dopo il rientro in Italia di Bettin, ormai ufficialmente ex cittadino berlinese, i Campos si prendono del tempo per la scrittura di nuovi brani, registrati poi al Woodworm Studio di Arezzo, tra gennaio e febbraio del 2018. A finire nel disco saranno undici e, come già anticipato, rappresentano quanto di meglio i Campos abbiano fin qui prodotto. Perché? E' presto detto...

Promosso a pieni volti il passaggio all’italiano, lingua che si sposa alla perfezione con il suono e con le idee dei ragazzi, i Campos hanno ulteriormente affinato il loro folk indipendente andando a lavorare ancora più in sottrazione per creare atmosfere sempre molto controllate e di grande impatto. Ottime melodie, ottimi testi, grandi arrangiamenti. Musica per nulla scontata in cui il debito verso gli Zen Circus, Motta, il miglior Tricarico (sponda Italia) e José Gonzàlez (lato internazionale) non è mai così alto da nascondere i meriti della band in termini appunto di scrittura e composizione. La poesia arpeggiata “Qualcosa cambierà”, l’epica e bellissima “Schiena di bue”, i due minuti di puro divertissement strumentale di “Walter” chiamati a separare lato A e B, fino alla conclusiva “S.” sono tutte prove da mettere a referto.

Ottimo lavoro.

TRACKLIST

01. Passaggio (02:42)
02. Qualcosa cambierà (02:50)
03. Take me home (02:55)
04. Schiena di bue (04:28)
05. Madre moderna (02:55)
06. Walter (01:59)
07. Colibrì (03:02)
08. Bughialenta (02:13)
09. La notte il giorno (03:25)
10. Senza di te (01:53)
11. S. (04:20)
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