«NO TOURISTS - Prodigy» la recensione di Rockol

Prodigy, la recensione di 'No Tourists'

Rivoluzionari e conservatori allo stesso tempo, Keith Flint e soci stanno sfidando il tempo. E non è detto che non possano vincere loro...

Recensione del 11 nov 2018 a cura di Davide Poliani

La recensione

Si può essere orgogliosamente incendiari dal 1990 ed essere contemporaneamente credibili? Si può "combattere il fuoco col fuoco" e incitare alla rivolta a cinquant'anni? "We Live Forever", cantano Keith Flint e Maxim nella terza traccia di "No Tourists", disco scontroso fin dal titolo, e un po' hanno ragione: rispetto all'età dell'oro del big beat, per i Prodigy è cambiato poco o quasi nulla. O, meglio: intorno a loro sono cambiate un sacco di cose. Sono loro, a non essere cambiati, ed è proprio questo il loro asso nella manica.

Perché "No Tourists" è la colonna sonora perfetta per una rivoluzione, pur essendo un disco estremamente conservatore, dove i Prodigy reiterano senza pietà la formula che li ha resi leggendari composta da breakbeat pompati, linea di synth distorte, "uhh", sirene, un bel po' di fuck qua e là e tutto il resto. Eppure c'è molta intellingenza e pochissima pigrizia nel loro essere sempre uguali a sé stessi: Flint e Howlett sono bravi artigiani, realisticamente consci che uscire dalla proverbiale comfort zone ha un prezzo, il più delle volte molto alto, e che quasi sempre - a parte casi rarissimi - paga molto poco. Allora perché non cercare di fare ancora meglio quello che si sta facendo molto bene da quasi trent'anni a questa parte?

Inutile nascondersi dietro a un dito, o - peggio - al discorso da critico sull'attualità di un suono: i Prodigy, che stanno facendo più o meno la stessa cosa dai primi Novanta, musicalmente parlando stanno invecchiando molto meglio di tanti loro contemporanei, forse perché più bravi - a suo tempo - a costruirsi uno stile che ha saputo reggere bene all'usura degli anni. Ecco perché "No Tourists", tutto sommato, è un album godibile e sincero, che non promette mari e monti ma quello che promette mantiene, tenendo alto lo standard all'interno della discografia della band dell'Essex che, tra quattro anni, coprirà la bellezza di tre decenni.

Quindi, tornando alla domanda che ci siamo posti all'inizio: sì, si può. E non è nemmeno difficile, se si è bravi a farlo. Il problema, semmai, ai Prodigy si porrà quando decideranno davvero di essere rivoluzionari, riempiendo di tritolo le fondamenta del loro castello sonoro per fare tabula rasa e ripartire da zero. Quando accadrà, immagiamo si potranno levare o i cori di "vaffanculo" o quelli di "capolavoro". O entrambi. Ma il bello - o il brutto, a seconda dei punti di vista - di diventare un'icona è esattamente questo...

TRACKLIST

01. Need Some1 (02:42)
02. Light Up the Sky (03:19)
03. We Live Forever (03:43)
04. No Tourists (04:18)
05. Fight Fire with Fire (feat. Ho99o9) (03:28)
06. Timebomb Zone (03:24)
07. Champions of London (04:49)
08. Boom Boom Tap (04:05)
09. Resonate (03:50)
10. Give Me a Signal (feat. Barns Courtney) (04:01)
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