Recensioni / 15 ott 2018

Tom Morello - THE ATLAS UNDERGROUND - la recensione

Tom Morello e il guitar rock del 2018: genio o provocazione?

L'ex Rage Against The Machine (e molto altro) debutta da solista e ci spiazza senza pietà

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Andrea Valentini
THE ATLAS UNDERGROUND
Bmg Rights Managemen (CD)

Capitan Morello di ore di volo ne ha a migliaia, sul groppone. Eppure, piuttosto stranamente, solo adesso giunge al traguardo del primo album solista, interamente attribuito alla propria persona. Come se, prima d’ora, avesse preferito sentirsi parte di un progetto o di un collettivo, piuttosto che metterci nome, cognome, faccia e chitarra senza troppi giri di parole.

Ma bando alla filosofia e passiamo al disco. Dopo tanti anni, dopo alcuni dischi che hanno fatto epoca (RATM anyone?) e dopo essersi guadagnato credibilità sul campo, come ha scritto Jordan Bassett su “NME” Morello “è ampiamente entrato nella fase in cui non gli importa più un cazzo di nulla” e si permette di giocare, sperimentare, assemblare un lavoro che da lui non ci si aspettava. Un album EDM (ma anche hip-hop e pop).

In questo scenario, la chitarra ha un ruolo che facilmente si può definire secondario: e, probabilmente, tutto ciò non piacerà ai suoi fan più hardcore. Pare quasi che questo risultato sia non troppo intenzionale, visto che lui stesso aveva dichiarato di voler pubblicare “un disco che fosse indubbiamente incentrato sulla chitarra, ma avesse l’impronta sonora del 2018”.
Forse ti è scappata un po’ la mano, Tom, da questo punto di vista… perché “The Atlas Underground” è invece un florilegio di sonorità elettroniche e – soprattutto – un gigantesco party di ospiti: Steve Aoki, Knife Party, Big Boi (Outkast), Killer Mike, Vic Mensa, RZA e GZA (Wu-Tang Clan), Gary Clark Jr., Portugal. The Man, Bassnectar, Marcus Mumford… questi sono solo alcuni dei presenti (ogni brano conta da uno a tre guest, per dire).

Dal punto di vista della sorpresa e della modernità non possiamo certo dire che Morello abbia mancato il bersaglio: anzi, probabilmente il suo discorso musicale è quanto di più evoluto – al momento – nel filone che predica il mutamento del rock in chiave attuale, piuttosto che sbandierarne una supposta morte (mi vengono in mente esempi di artisti come gli Imagine Dragons, i Linkin Park di “One More Light”, ma anche i Chainsmokers).

Però non è semplice abbracciare questa dimensione. A spiazzare – oltre alle sonorità inaspettate – è la varietà dei mood e delle atmosfere, ampiamente dettata dai singoli ospiti di ogni pezzo, i quali hanno ovviamente dato un contributo non di contorno, dando forma e personalità alle canzoni secondo la propria indole. Ma, probabilmente, il punto più nevralgico dell’operazione è che Morello ha fatto esattamente ciò che non ci si attendeva da Morello, quindi ci mette in difficoltà se facciamo riferimento a quanto precedentemente immagazzinato e ascoltato sul suo conto…

Per cui complimenti al coraggio e alla volontà di uscire dal “recinto”. Alcuni pezzi funzionano anche bene, ma l’impressione è che il tutto debba decantare ancora un po’, per capire se si tratta di un colpo di testa del momento o di un percorso nuovo e fertile.

TRACKLIST

01. Battle Sirens (feat. Knife Party) - (04:03)
02. Rabbit's Revenge (feat. Bassnectar, Big Boi & Killer Mike) - (02:59)
03. Every Step That I Take (feat. Portugal. The Man & Whethan) - (03:42)
04. We Don't Need You (feat. Vic Mensa) - (03:03)
05. Find Another Way (feat. Marcus Mumford) - (04:38)
06. How Long (feat. Steve Aoki & Tim McIlrath) - (04:23)
07. Lucky One (feat. K.Flay) - (03:32)
08. One Nation (feat. Pretty Lights) - (04:15)
09. Vigilante Nocturno (feat. Carl Restivo) - (03:29)
10. Where It's at Ain't What It Is (feat. Gary Clark Jr. & Nico Stadi) - (03:38)
11. Roadrunner (feat. Leikeli47) - (02:48)
12. Lead Poisoning (feat. GZA, RZA & Herobust) - (04:05)