Recensioni / 12 set 2018

Blood Orange - NEGRO SWAN - la recensione

Negro Swan, il disco più introspettivo di Blood Orange

E' il quarto disco di Devonté Hynes sotto il nome di Blood Orange. Disco molto personale e introspettivo sulla difficoltà di integrazione per chi è socialmente diverso. Ben prodotto, anche se non di facile ascolto come i precedenti.

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Michele Boroni
NEGRO SWAN
Domino Recording Co Ltd (Digital Media)

In questi anni il racconto in musica della blackness ha assunto varie forme, contenuti e sfumature: c'è il tema dell'empowerment, soprattutto femminile, capeggiato da Beyonce e sorella, la complessità e le contraddizioni della comunità afro-americana di Kendrick Lamar e J Cole, la triade Pussy, Money & Weed (o altre droghe a caso) di gran parte della scena trap, la depressione e le malattie mentali (l'ultimo Kanye West, Kid Cudi) e supporto al movimento Black Lives Matter (D'Angelo, Common, Childish Gambino).  
Devonté Hynes, ovvero colui che si nasconde dietro il nome Blood Orange, utilizza invece la propria musica per fare un lavoro personale e di introspezione legato al proprio essere afro-americano e gay. Se il precedente “Freetown Sound” prendeva spunto dalle origine africane della propria famiglia nativa della Sierra Leone, questo “Negro Swan” racconta proprio di sé e del proprio percorso di vita, non sempre facile, sopratutto dell'adolescenza trascorsa nei sobborghi di Londra: l'iniziale “Orlando”   racconta un episodio di bullismo subito da ragazzino (“First kiss was the floor” recita un toccante verso), mentre "Nappy Wonder" ricorda come il calcio e lo skate fossero gli unici momenti di aggregazione rispetto a un'esistenza di solitudine ed emarginazione.   

Hynes è come sempre molto bravo a fondere R&B, funk e soul con groove e chitarre acustiche, sassofoni - come sempre tantissimi - e sintetizzatori tra linee melodiche eteree (“Take Your Time”, “Jewelry”) ritornelli pop (“Saint”) e synth funk minimalisti e un po' retrò (“Out of your league”). Il disco però risulta meno immediato rispetto ai precedenti due, anche per via dei vari interludi dove vari ospiti da Diddy (cioè Puff Daddy) a Janet Mock sceneggiatrice attivista per i diritti dei transgender raccontano proprie esperienze e storie, bizzarri inserti gospel di tal Ian Isiah e dolenti intervalli soul di George Ann Muldrow, che rendono l'ascolto non sempre facile. 
Molti sono i punti di contatto con “Blonde” di Frank Ocean per atmosfere e approccio. Si capisce che a Blood Orange non interessa il successo e le classifiche pop, bensì far sentire la propria voce per esplorare il tema del senso di appartenenza ad una collettività in cui sentirsi accettarci nella propria individualità e diversità. 

TRACKLIST

01. Orlando - (03:02)
02. Saint - (03:12)
03. Take Your Time - (02:51)
04. Hope - (03:59)
05. Jewelry - (04:32)
06. Family - (00:41)
07. Charcoal Baby - (04:02)
08. Vulture Baby - (01:14)
09. Chewing Gum - (04:23)
10. Holy Will - (04:22)
11. Dagenham Dream - (02:45)
12. Nappy Wonder - (02:38)
13. Runnin’ - (03:55)
14. Out Of Your League - (02:20)
15. Minetta Creek - (01:58)
16. Smoke - (03:33)