Recensioni / 21 set 2018

Prince - PIANO & A MICROPHONE 1983 - la recensione

Piano and A Microphone 1983: dentro l'ispirazione di Prince

La cassaforte di Prince si è aperta e questo è il vero e proprio contenuto inedito. 35 minuti di piano e voce, composizione e geniale creatività.

Voto Rockol: 4.5 / 5
Recensione di Michele Boroni
PIANO & A MICROPHONE 1983
Rhino Warner (CD)

"Is that my echo? Give me the straight one. Can you turn the lights down? Good God!"

E' il gennaio 1983, probabilmente è notte e Prince è seduto al piano nel suo studio a Kiowa Trail appena fuori Minneapolis. Insieme a lui c'è una persona a cui lui si rivolge, forse un tecnico del suono, ma c'è anche un registratore a cassette con il testo rec già premuto. 
Benvenuti, quello che ascolterete sono 35 minuti di composizione, allenamento, gioco creativo, dove Prince pestando e accarezzando i tasti del suo pianoforte si muove tra gospel, jazz, funk e ballad, tra composizioni definite e semplici abbozzi, cuciti insieme in una sola unica successione, embrionale, spesso troncata ed estemporanea, una scia sparsa di briciole di pane da raccogliere, magari, in un secondo tempo.

 

"Piano and A Microphone 1983" ci mostra tutto questo: un artista che gioca con i suoi vestiti musicali, mescolando stili e personalità, beandosi di se stesso e del fatto che il genio in quel periodo si fosse letteralmente impossessato della sua persona. Ricordiamoci che è l'inizio del 1983, Prince è stato appena baciato dal successo con “1999” disco e tour trionfale, mettendo la firma ad un suono – in seguito chiamato Minneapolis Sound – che diventerà la vera cifra sonora e stilistica del musicista e che poi sarà portato avanti Jimmy Jam & Terry Lewis dei Time, plasmando con le loro produzioni gran parte della black music dei successivi decenni. Un vero e proprio wall of sound, ossessivo, quasi tribale, e pure assolutamente sofisticato, fatto di tom elettronici, ritmi sincopati e tastieroni: ma Prince è già oltre e si capisce proprio da questa sessione la sua volontà di esplorare nuovi mondi sonori, mixando stili e atmosfere, partendo proprio dal pianoforte, suo strumento elettivo per comporre, anche se fino ad allora era conosciuto solo come chitarrista. 

Si parte con “17 days” corposo rhythm and blues che poi diventerà una b side di “When doves cry” dove Roger Nelson improvvisa con la voce anche le partiture degli altri strumenti, per un inizio travolgente. Segue poi una breve versione ancora abbozzata di “Purple Rain”: si narra che la versione iniziale avesse tinte più country-soul e che poi prese la forma della canzone che conosciamo solo dopo che ascoltò il modo in cui la chitarrista dei Revolution Wendy Melvoin (poi delle Wendy & Lisa) suonava la famosa intro. Segue poi un breve accenno “A case of you” di Joni Mitchell,  passione di Prince da sempre, eseguite poi più volte. “Mary don't you weep” è uno spiritual di inizio novecento che poi Prince ha suonato nei concerti e che oggi in questa versione è diventata la end title song dell'ultimo film di Spike Lee “BlacKKKlansman”. 
“Strange relationship” la ritroveremo quattro anni dopo in “Sign 'O' the Times” e Prince continuerà nei tour a suonarla in questa versione solo piano molto bluesy, mentre “International Lover” era la ballad che chiudeva il suo “1999”, qui in una versione ancora più languida che cita Curtis Mayfield, un altro maestro. 
Ma forse sono le ultime tre tracce quelle che catturano l'attenzione dell'appassionato, in quanto mai più edite o rieseguite dal vivo.  “Wednesday” è un frammento di una dolce ballad, mentre “Cold Coffee and Cocaine” è un divertissment a metà tra James Brown e Tom Waits dove interpreta il personaggio fittizio Jamie Starr e che sarebbe dovuto andare a Morris Day e ai sui Time: infine “Why the Butterflies” è, di fatto, una meravigliosa improvvisazione su un giro jazz, che non va da nessuna parte ma lo fa con grande eleganza.

Per i fan di Prince questo disco è come un'antica pietra preziosa: l'ascolto è così avvincente che a volte ti sembra proprio di entrare dentro la sua testa nel momento dell'ispirazione. Ma crediamo che questo disco, breve e intensissimo, possa affascinare anche i non fans. 

TRACKLIST

01. 17 days - (06:23)
02. Purple Rain - (01:27)
03. A Case of you - (01:41)
04. Mary Don_t You Weep - (04:42)
05. Strange Relationship - (02:39)
06. International Lover - (03:48)
07. Wednesday - (02:00)
08. Cold Coffee and Cocaine - (05:13)
09. Why the Butterflies - (06:27)