FLOW STATE

Lonely Lands Records (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5
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di Erica Manniello

Non è facile imbattersi in chitarriste come Tash Sultana nel mainstream. E in effetti la ventitreenne australiana di mainstream ha solo un contratto con una major e milioni di visualizzazioni sul web. Per il resto, lo spirito è quello delle origini, di una ragazzina, ormai donna, che si è fatta le ossa suonando per le strade di Melbourne con un’adolescenza turbolenta tra droghe e precari equilibri psichici e che, dopo essersi fatta conoscere in rete e aver pubblicato un primo EP, “Notion”, ha chiuso l’estate con il suo debutto discografico, “Flow State”. Capelli selvaggi e abbigliamento ribelle, la cantautrice ha colpito soprattutto per le sue performance dal vivo, che fossero nella sua cameretta – filmate da una GoPro – o davanti a un pubblico, che vedono Tash calzare i panni di una one-woman-band capace di suonare diversi strumenti e di raggiungere la totale indipendenza grazie alla sua fidata loop station. Questa dimensione un po’ si perde nell’incisione, dove la componente multitasking di Tash passa in secondo piano rispetto al puro ascolto, che a volte dimentica che l’artista ha scritto, suonato e registrato da sé tutto quanto presente nel disco per concentrarsi solo sull’effetto finale del prodotto. Detto ciò, “Flow State” è un album di tutto rispetto.

Già la traccia d’apertura, “Seed”, detta la linea del disco e ci insegna una prima cosa importante: Tash Sultana è prima di tutto la sua chitarra. Anche quel modo di cantare al confine tra il reggae, l’R’n’B, il folk e il pop si ripeterà con assiduità negli altri pezzi. Non in tutti l’anima rockettara di Tash riesce a spiccare come in “Jungle” e “Notion”, i due pezzi di punta del precedente EP, che qui sembrano trovare il loro ideale seguito in canzoni quali “Big Smoke”, “Mellow Marmelade”, “Mystik” con i suoi violini e, in coda, “Blackbird”, ricca di virtuosismi chitarristici al punto che sembra a volte quasi in procinto di esplodere in un pezzo heavy metal. Più lontana dallo spirito originario appare invece, ad esempio, “Cigarettes”, troppo fumosa e troppo pop per un’artista che si è costruita un suono come quello di Tash. Quanto ai singoli “Salvation”, “Harvest Love” e “Free Mind”, si sente la mancanza del mordente dell’artista, spogliata dei suoi tratti più grezzi, ma anche più belli. La terzina trova, però, probabilmente, l’approvazione di quella parte di pubblico in cerca di qualcosa di più masticabile, anche se meno interessante.

“Flow State”, come l’artista ha deciso d’intitolare l’album, rappresenta, spiega Tash, lo stato in cui ci si trova quando si fa qualcosa che si ama dal profondo, quei momenti nei quali si diventa l’attività stessa che si sta svolgendo, dissolvendo, in questo caso, i confini tra sé e la propria arte. Non è esattamente una cosa da tutti i giorni e una parte di questa magia arriva anche a chi “Flow State” lo vive dall’altra parte, da ascoltatore. Alzando per bene il volume e chiudendo gli occhi, poi, “la luce”, come dice lei, “è a portata di mano”.

TRACKLIST

01. Seed (Intro) - (02:36)
02. Big Smoke - (03:58)
03. Cigarettes - (05:22)
04. Murder to the Mind - Album Mix - (04:16)
05. Seven - (05:06)
06. Salvation - (04:19)
07. Pink Moon - (06:50)
08. Mellow Marmalade - (03:52)
09. Harvest Love - (06:05)
10. Mystik - Album Mix - (04:08)
11. Free Mind - (03:25)
12. Blackbird - (09:34)
13. Outro - (01:51)