«AND YOU CAN’T BUILD THE NIGHT - Diana» la recensione di Rockol

Diana: leggi qui la recensione di "And you can't build the night"

Nove pezzi per un lavoro autobiografico tra elettronica, cantautorato pop e folk.

Recensione del 09 set 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Diana nasce nel 2015 in una sera di novembre, quando finalmente decisi di portare alla luce i miei pezzi composti negli anni e riposti gelosamente nella mia mente e sul mio PC. L’esigenza di esprimerli era diventata più forte di quella di nasconderli… Diana nasce con una canzone, “And you can’t build the night”, quella notte, d’improvviso Lei si svegliò…

Diana è il nome del progetto solista di Roberta Arena. Classe 1983, nata a Pietrasanta ma trapiantata in Sicilia dove coltiva fin da giovanissima la sua passione per la musica, Roberta si è messa in proprio nel 2015 dopo alcune esperienze che l’hanno portata ad avvicinarsi gradualmente al mondo dell’elettronica. Elettronica che ha trovato compimento in questo “And you can’t build the night”, lavoro pensato inizialmente come EP e poi sviluppato in termini di album vero e proprio. Nove i pezzi in scaletta in cui l’elettronica a base di synth di cui sopra va a mischiarsi abilmente e con gusto con un certo piglio pop dato da melodie sempre ben definite e un retrogusto folk che tradisce la formazione di Roberta, il cui primo strumento imbracciato fu (non a caso) la chitarra classica.

“And you can’t build the night” è un ottimo esordio, forse un pelo frammentario nel suo essere stato costruito in momenti diversi (il video di “Ottanta” è stato girato a novembre dell’anno scorso), ma forse è una sensazione data proprio dal conoscere a priori la genesi di un lavoro che a prescindere da come è nato ha principalmente lo scopo di proporre un qualcosa sì nuovo ma già piuttosto solido. In questo senso, supportare l’apparato sonoro con qualcosa di personale da raccontare (si parla di storie di vita vissuta) ha permesso al tutto di funzionare molto bene e raggiungere un buon equilibrio tra forma e sostanza. Un equilibrio elegante e delicato che ha prodotto pezzi come l’opening “Lost” in cui echi di melodie alla Ladytron si mischiano ad un approccio molto più minimale in termini di arrangiamenti, quasi nordico. Bene anche il primo singolo, “Ottanta”, capofila di quei pezzi prima maniera che raccontano una fase ancora di transizione verso un’elettronica più esplicita, vedi “Nostalgia di Saturno”, forse il pezzo migliore del disco e uno dei migliori che mi è capitato di sentire recentemente. Il fatto che poi Roberta passi dall’italiano all’inglese con una certa facilità rende il disco ancora più variegato, ulteriore prova del fatto che se la via ormai è stata aperta, la strada deve ancora essere tracciata per questo progetto che con “And you can’t build the night” viene da dire ha finalmente preso il via. “And you can’t build the night”, e qui parliamo del pezzo, rappresenta il punto vero e proprio di partenza per Roberta. Pezzo alla Mazzy Star, ma ancora più caldo, sentito. Uno di quelli che può dare inizio a qualcosa d’importante:

E’ stato il primo brano che ho scritto come Diana, una ballata al di fuori del tempo e dello spazio, anch’essa abbastanza triste perché difficilmente scrivo quando sono felice. E’ nato una notte di novembre, ero da sola con la mia chitarra e non riuscivo a dormire, non riuscivo a “costruire” la notte..

TRACKLIST

01. Lost (03:58)
02. Ottanta (04:05)
03. Nostalgia di Saturno (03:51)
04. He was angry (03:52)
05. Feel you (03:57)
06. Se l'amore non è un'astronave (04:16)
07. Life is bad (04:03)
08. And you can't build the night (04:27)
09. Festival (02:05)
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