«ASTROECOLOGY - Soviet Malpensa» la recensione di Rockol

Soviet Malpensa: leggi qui la recensione di "Astroecology"

Il convincente ritorno della ghost rock della band milanese a cinque anni da "Slowdonia".

Recensione del 22 ago 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Cinque anni dopo “Slowdonia”, i Soviet Malpensa, al secolo Claudio Turco (voce, chitarra, sintetizzatori, programming), Stefano Caretta (chitarra, voce, sintetizzatori), Marco Scicolone (basso) e Massimo De Cario (batteria), tornano con nove pezzi chiamati a dare una svolta a quanto fatto fin qui.

L’astroecologia è la scienza che si occupa di capire come le piante e i microorganismi possano svilupparsi in ambienti extraterrestri. “Astroecology” nasce dall’esigenza di esplorare. Esplorare nuovi territori sonori per sperimentare formule non scontate, cercando una propria strada, senza la pretesa di inventare qualcosa di nuovo, ma con la necessità di concepire uno stile personale e identificabile. È così che le chitarre si mescolano a sintetizzatori, drum machine, field recordings, noise, techno, soul music.

Obiettivo dei cinque anni di lavorazione dunque è stato quello di focalizzare, affinare un sound già di base solido, fondato sulla commistione di ambient, punk rock e psichedelia, e portarlo verso un post punk / post rock assolutamente lieve, sempre comunque venato di immancabile psichedelia e dalla notevole portata melodica . Ecco quindi che i nuovi Soviet Malpensa di questo “Astroecology” viaggiano in una zona al confine tra gli Horrors (“Everest”, “Heaven” e la conclusiva “This is not the life”) e i Verdena più soffusi (“Quasi tenebra”, “Lucifer”), dando ampio spazio al dialogo tra basso e chitarre, vero motore del disco, su cui poi vengono ricamati arrangiamenti a base di field recordings, campane tibetane e sample vocali, arrangiamenti chiamati a dare quel qualcosa in più senza però appesantire o suonare stucchevoli. Un buonissimo lavoro di ricerca sui suoni dunque (vedi “Europa afterlife” o “Habitat 7220”) che ha partorito nove pezzi dalla grande ascoltabilità (i singoli “La scienza dei sogni” e “This is not the life” rasentano il pop) nonostante l’indole comunque di base post (rock) non venga mai meno (fatta eccezione per l'elettronica un po' da capire di "Pluto").

“Astroecology”, allo stesso tempo, è esigenza di esplorare il proprio essere, attraverso una raccolta di canzoni che nascono come un viaggio iniziatico in cerca del proprio posto nel mondo, accettando lo scorrere inesorabile del tempo. Morte e nascita. Memoria e futuro. Fuoco e ghiaccio. Luce e tenebra. Una vita nuova in un posto nuovo. Siamo quasi tenebra in fosforescente bagliore.

TRACKLIST

01. Everest - Manifesto asociale (03:08)
02. Quasi tenebra (04:50)
03. Lucifer (03:44)
04. Heaven (04:40)
05. Europa afterlife (03:06)
06. La scienza dei sogni (04:15)
07. Pluto (03:51)
08. Habitat 7220 (04:23)
09. This Is the Life (05:54)
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