«THE BLUES IS ALIVE AND WELL - Buddy Guy» la recensione di Rockol

Buddy Guy, il blues guarda in faccia la morte

La missione di Buddy Guy: tenere vivo il vecchio blues. Lo fa in un album classicissimo in cui si confronta con il tema della mortalità e ospita Keith Richards, Mick Jagger, Jeff Beck e James Bay.

Recensione del 03 lug 2018 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Il blues è vivo e vegeto, annuncia il titolo dell’album in cui di Buddy Guy affronta il tema della mortalità. A noi basta che stia bene lui, che ha 81 anni, ha suonato con Muddy Waters e Howlin’ Wolf, è stato preso a modello da generazioni di chitarristi rock, da Jimi Hendrix ed Eric Clapton in giù, è venerato da appassionati in ogni parte del mondo e chiama qui a raccolta alcuni amici, fra cui Mick Jagger e Keith Richards (in canzoni diverse). In copertina, il bluesman è ritratto in salopette e sorriso grande così, appoggiato al cartello della cittadina di Lettsworth, Louisiana, dov’è nato nel 1936. L’album somiglia a quella foto: pieno d’energia vitale ed entusiasmo.

“The blues is alive and well” non è uno di quei dischi da cui aspettarsi novità e va bene così. Accompagnato per lo più dal bassista Willie Weeks, dal tastierista Kevin McKendree, dal chitarrista ritmico Rob McNelley e dal batterista e produttore Tom Hambridge, che con Richard Fleming firma gran parte delle composizioni, Buddy Guy si rifà al Chicago blues senza patemi da filologo, né la volontà di snaturare una formula che funziona prevedibilmente bene e che viene alterata giusto nel funk distorto di “Whiskey for sale”, con i cori di Ann e Regina McCrary. Guy ha ancora una voce piuttosto giovanile, ma non nasconde l’età e anzi apre l’album con una preghiera: “Please, please lord, send a few good years on down”. Ma non c’è dramma: ascoltando il disco pare di vedere l’uomo in salopette sorridere.

Quello di “A few good years” non è certo l’unico riferimento alla morte contenuto nel disco. Buddy Guy riflette su cosa accadrà quando verrà il suo giorno (“When my day comes”), in “Somebody up there” canta di aver visto la canna di calibro 45 dalla parte sbagliata, ma di essere sopravvissuto perché lassù qualcuno lo ama. E in “End of the line” si descrive come l’ultimo di una razza in estinzione, mentre le dita giocano con le corde della chitarra, con le punteggiature dei Muscle Shoals Horns.

Il pezzo più spettacolare è forse “Cognac”, dove si ascoltano le chitarre di Jeff Beck e Keith Richards e dov’è forte l’eco di Muddy Waters, citato anche nel testo: “Se fosse qui a bere con noi, questa bottiglia sarebbe finita già dieci volte”. Per poi aggiungere: “Non posso più bere con Muddy, ma ho qui Keith Richards”. ed ecco che lo Stone entra in scena a scambiare assoli con Beck, rilassato e parsimonioso il primo, appariscente e veloce il secondo. Mick Jagger soffia nell’armonica a bocca in “You did the crime”, dove si punta il dito su un’amante traditrice e bugiarda, un classico del blues. James Bay duetta in “Blue no more”, dove Buddy Guy immagina d’arrivare alle porte di paradiso col sorriso sulla faccia: “Potrebbero non riconoscermi perché non avrò più il blues”.

Forse non è vero che il blues è vivo e vegeto, forse il titolo esprime un desiderio prima ancora che una realtà, forse questo stile è oggi più che mai amato da pochi appassionati e probabilmente “The blues is alive and well” coi suoi 15 pezzi è un po’ troppo lungo, ma Buddy Guy appartiene davvero a una razza in via d’estinzione e ascoltarlo giocare col suo stile è un piacere. “Finché sarò in giro, il blues starà bene”, assicura il chitarrista nella canzone che dà il titolo all’album. Tenere vivo il blues è una missione, fino all’ultimo giorno.

TRACKLIST

01. A Few Good Years (04:47)
02. Guilty As Charged (03:20)
03. Cognac (05:22)
05. Bad Day (03:48)
06. Blue No More (03:39)
07. Whiskey For Sale (04:02)
08. You Did The Crime (06:53)
09. Old Fashioned (03:57)
10. When My Day Comes (04:38)
11. Nine Below Zero (06:19)
12. Ooh Daddy (03:17)
13. Somebody Up There (04:27)
14. End Of The Line (03:25)
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