«POST TRAUMATIC - Mike Shinoda» la recensione di Rockol

Il viaggio di Mike Shinoda

Album solista per Shinoda, che affronta i demoni della scomparsa dell'amico e compare Chester Bennington

Recensione del 16 giu 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Il superamento e la metabolizzazione dei dolori, delle perdite, delle tragedie sono processi intimi. Personali. Spesso unici e differenti da individuo a individuo. Come dire: non esiste una ricetta o un programma da seguire per far passare il male. E direi che lo sa bene anche Mike Shinoda, che praticamente un anno fa ha perso un amico fraterno e un compagno di band: ovviamente Chester Bennington.

Conosciamo tutti la vicenda, non è il caso di rivangarla. Per cui parliamo invece di questo album solista, che è stato preceduto da un EP dal medesimo titolo e che è dedicato tanto alla memoria dell’amico scomparso, quanto a una sorta di documentazione diaristico-terapeutica dei passi lenti di Mike per superare il lutto. Confusione, smarrimento, rimpianti, dolore, insicurezza per il futuro sono alcuni degli ingredienti dei testi, ma non manca una forte componente positiva.
Perché questo viaggio è una specie di resurrezione, la scalata di una montagna: una fatica titanica, ma non vana. E quindi, nonostante il mood a priori non esattamente da Carnevale di Rio, Shinoda riesce comunque a instillare elementi che danno luce, soprattutto nella seconda parte dell’album. Come se dopo un avvio ancora intriso di livore e disperazione, man mano il processo di superamento della perdita iniziasse a farsi strada nell’animo, fino a giungere a un compimento.

Ma andiamo un po’ più nel dettaglio. “Post Traumatic” consta di ben 16 tracce che pescano a mani piene e con atteggiamento libero, contaminante, in rap, pop, trap, rock, un po’ di industrial e grime finendo – e per fortuna, visto che di cloni non è che ci sia tutto questo bisogno – di non ricordare, se non in poche frazioni, il lavoro di Mike con i Linkin Park.

A fronte di un inizio uggioso, imbevuto di pesantezza e sensazioni negative, come nei film più classici si giunge al punto di svolta centrale, ossia il pezzo intitolato “Crossing a Line”, in cui Shinoda, su una base più ariosa, un po’ trap e un po’ pop sinfonico, parla con Chester e gli spiega di aver bisogno di andare oltre, ma questo non significa che lo dimenticherà.
Da qui le nuvole tendono a diradarsi fino a mostrare porzioni di cielo azzurro. Come in “Make It Up As I Go”, con un cameo di K.Flay e un groove r&b moderno da classifica; ma anche in “Lift Off”, in cui Mike viene affiancato dal collega Chino Moreno dei Deftones, per una traccia rappatissima con connotati eterei, quasi da sogno a occhi aperti.

Un disco crudo e umano nelle tematiche, sincero al punto da farsi apprezzare anche in mancanza di una reale passione per il genere o i Linkin Park e Shinoda. Come tutti i diari e i viaggi umani, infatti, mantiene un fascino difficile da ignorare.

TRACKLIST

01. Place To Start (02:13)
02. Over Again (03:50)
03. Watching As I Fall (03:31)
05. About You (feat. blackbear) (03:26)
08. Crossing A Line (04:02)
09. Hold It Together (03:25)
10. Ghosts (02:54)
11. Make It Up As I Go (feat. K.Flay) (03:29)
12. Lift Off (feat. Chino Moreno and Machine Gun Kelly) (04:00)
13. I.O.U. (02:42)
14. Running From My Shadow (feat. grandson) (03:24)
15. World's On Fire (03:15)
16. Can't Hear You Now (03:27)
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