«CALL THE COMET - Johnny Marr» la recensione di Rockol

Johnny b. goode

Nuovo lavoro solista per l'ex Smiths: le carezze della sei corde di Marr non stancano mai

Recensione del 23 giu 2018 a cura di Daria Croce

La recensione

Se c’è una cosa che ho capito ascoltando “Call The Comet” di Johnny Marr, è che non hai necessariamente bisogno di musica dura in cui rifugiarti quando sei incazzato. Questo album arriva in una giornata storta, faticosa, in cui vorresti solo tirare avanti le lancette dell’orologio per andare a dormire. Hai voglia di tutto tranne che dell’ex Smiths nelle orecchie. Bisognerebbe inventare un reset per il cervello per poter preparare la recensione di un disco in una situazione ottimale o, almeno, in ambiente asettico. L’umore condiziona l’ascolto, ma fortunatamente accade anche il contrario.

Così è successo con il vecchio Marr. Dopo “A Different Gun”, pezzo conclusivo del suo terzo album solista, mi sentivo come se avessi fatto un bagno caldo all’anima e le avessi anche offerto una birretta fresca all’ombra di una pianta. Tranquillo, rigenerato.

“Call The Comet” parla di una società post-apocalittica e in questa visione futuristica scatta inconsapevolmente un parallelo con “Tranquility Base Hotel & Casino” degli Arctic Monkeys. Qui, tuttavia, la chitarra fa la parte del leone, in misura ancora maggiore rispetto ai precedenti “The Messenger” e “Playland”, e Marr sembra avere trovato una propria identità. Certo, i richiami alle melodie e ai suoni della produzione firmata insieme a Morrissey sono e saranno sempre un suo marchio di fabbrica - cosa che spicca particolarmente in brani come “Day In Day Out” e “Hi Hello”, palesemente ispirata alla pietra miliare degli Smiths “There Is A Light That Never Goes Out”. La maturità raggiunta da Marr in “Call The Comet” lo consacra definitivamente a icona, per gli amanti del genere.

Tuttavia, sembra sempre che manchi qualcosa per spiccare il salto definitivo. Probabilmente parliamo di un artista che, se da un lato si è guadagnato un posto d’onore nel regno delle chitarre e col tempo ha saputo reinventarsi brillantemente dopo lo scioglimento degli Smiths, dall’altro non ha ancora tirato fuori quella personalità dirompente e carismatica in grado di catturare completamente l’ascoltatore.

TRACKLIST

01. Rise (05:03)
02. The Tracers (04:35)
03. Hey Angel (05:37)
04. Hi Hello (04:23)
05. New Dominions (04:24)
06. Day In Day Out (04:43)
07. Walk Into The Sea (06:02)
08. Bug (04:39)
09. Actor Attractor (05:36)
10. Spiral Cities (04:07)
11. My Eternal (03:16)
12. A Different Gun (05:26)
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