«PRIVé - Avion Travel» la recensione di Rockol

Gli Avion Travel danno forma al dolore

Canzoni destabilizzanti e consolatorie. Nel primo album di inediti da quindici anni a questa parte, il primo senza Fausto Mesolella, gli Avion Travel passando a momenti intensi ad altri leggeri e pongono domande su Dio e sul proprio mestiere.

Recensione del 18 mag 2018 a cura di Claudio Todesco

La recensione

C’è questo suono magnifico e intimorente, a un certo punto nell’ultimo disco degli Avion Travel. È cupo e assieme elegante, un clarinetto basso che descrive un orizzonte fatto di paura e bellezza rinforzato da accordi potenti. È una canzone che parla d’amore e desiderio erotico, ma è il primo suono che m’è venuto in mente quando ho sentito Peppe Servillo dire che in “Privé” gli Avion Travel hanno dato una forma al dolore. Sono queste vibrazioni cupe, questa voglia d’indagare e raccontare il limite che rende speciale il nuovo album della band campana, il primo composto da canzoni autografe da quindici anni a questa parte. “È un disco che ha bisogno di intimità”, dicono loro.

È un modo indiretto e per nulla appariscente, ma decisamente suggestivo di dare forma al dolore nato dalla scomparsa, poco più di un anno fa, di Fausto Mesolella, membro importante degli Avion morto mentre il gruppo s’apprestava a lavorare a questo disco. E poi ci sono canzoni che smentiscono questa pulsione oscura e sono più leggere o forse semplicemente più accoglienti. “Sembra che alcune canzoni si muovano sospettose, offendendo le altre che invece accolgono, consolano e scaldano”, ha detto Servillo. “Le ultime si affidano alle parole, alla loro precisione, alla capacità di queste di rappresentare il mondo, ma le prime restano a smentire ciò, recitando oscuramente pulsioni e sensazioni”.

Quattro canzoni appartengono al repertorio di brani scritti dai membri degli Avion e prestati ad altri interpreti. Non sono scarti. Anzi, “A me gli occhi”, che stava su un album del 2002 di Patty Pravo, e “Se veramente Dio esisti”, interpretata da Fiorella Mannoia otto anni fa, sono fra le cose migliori del disco. La prima apre l’album con un suono secco di batteria e un timbro meraviglioso di Wurlitzer, cresce fra suoni spettrali, un coro dall’oltremodo di Annamaria Di Marco, un magnifico crescendo di sax e tromba nella coda strumentale. Con la seconda, gli Avion tentarono di andare a Sanremo nel 2009, ma non furono ammessi. Ora la si riascolta in un’emozionante versione per voce e pianoforte che chiude la prima parte dell’album e già suona come un classico.

I brani più pensosi e originali, con il picco di bizzarria rappresentato da “Caro maestro”, dove si riascoltano la voce e la chitarra di Mesolella, sono bilanciati da altri leggeri e garbati. È il caso del singolo “Come si canta una domanda”, già nel repertorio di Musica Nuda, lanciato ora da un video girato nel Castello Reale di Racconigi citando il film di Aleksandr Sokurov “Arca russa”. Era delizioso e delicato nella versione cantata da Petra Magoni, ora è elegante, con più enfasi sul ritornello d’altri tempi. Oppure “Alfabeto”, canzone giocosa con un testo di Pacifico, autore anche della finale “Dolce e amaro”, o “L’amore arancione”, teatrino sui dubbi pre-matrimonali animata da bei suoni di contrabbasso e flicorno.

“Privé” è un disco in cui è ancora possibile sentire degli uomini, persone in carne e ossa, dietro gli strumenti, il loro gusto, le loro intelligenze. In questo caso, la loro capacità di dire tanto usando con parsimonia parole e strumenti. Senza Mesolella, le canzoni sono caratterizzate dai timbri degli strumenti ad ancia di Peppe D’Argenzio e delle tastiere acustiche, elettriche ed elettroniche del nuovo arrivato Duilio Galioto (solo in un paio di canzoni si ascolta la chitarra di Emanuele Bultrini). L’album mette in fila, pure, le domande che gli Avion Travel si fanno sul loro mestiere e sulla possibilità che la parola, oggi abusata e consunta, riesca ancora a rappresentare mondi. E forse parla anche del bisogno che si ha tutti quanti di trovare “un santo un artista padreterno che vinca la morte oltre la fatica e la sorte”.

 

TRACKLIST

01. A me gli occhi / L'incanto (07:40)
02. Inconsapevole (03:23)
03. Come si canta una domanda (03:11)
04. Caro maestro (03:05)
05. Se veramente Dio esisti (02:34)
06. Alfabeto (04:00)
07. L'amore arancione (04:05)
08. Il cinghiale (02:47)
09. Privé (03:49)
10. Dolce e amaro (03:05)
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