«44/876 - Sting & Shaggy» la recensione di Rockol

La strana coppia: Sting, Shaggy e la musica caraibica in "44/786"

L'abbiamo pensato tutti: che c'azzeccano questi due? Ma alla fine "44/876" è un disco pop: nulla di più e nulla di meno

Recensione del 23 apr 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"WTF?", ovvero l'acronimo di "What the fuck". E' quello che più o meno abbiamo pensato tutti all'annuncio di un disco a 4 mani di Sting e Shaggy. Qualcuno, nella mia bolla social, l'ha anche scritto in pubblico. Perché i dischi e i tour comuni si fanno, sono anche belli - ma quando sono fatti da artisti della stessa tipologia/livello. David Byrne/St.Vincent, per intenderci, generazioni diverse, storie diverse, ma lo stesso gusto per la ricerca di vie alternative alle convenzioni musicali. O i tour dello stesso Sting con Paul Simon: uno dei più belli divertenti e belli che ho visto negli ultimi anni, artisti diversi, ma con un pubblico almeno parzialmente sovrapponibile 

Ma cosa c'entrano Sting e Shaggy? L'ex-Police, nella sua lunga carriera, ci ha abituato a deviazioni di rotta continue, per lo più puntando al jazz e alla musica colta. Pensavamo di averlo ritrovato sulla retta via del rock con     "57th & 9th", un anno e mezzo fa, e invece eccolo qua. Poi lo sappiamo che è nato con il reggae, ma che c'èentra Shaggy? Proprio con Mr. Boombastic - che in Italia ci ricordiamo anche per un imbarazzante passaggio al Festival di Sanremo con Chiara Civello nel 2012.
Il duo, dicono le cronache, è nato per iniziativa di Martin Kierszenbaum, manager di Sting e pure collaboratore di Shaggy. Dovevano incidere un solo duetto, e sono andati avanti.

Il du funziona, contro ogni logica e aspettativa. Sia chiaro: "44/876" non è un capolavoro, non ha nessuna ambizione di quel genere. E' un "summer record", nulla di più e nulla di meno: pop solare, ma senza scadere nelle cose più pacchiane e becere. 
La title track introduce con elettronica (e i due giocano a raccontare il progetto, in maniera un po' autoreferenziale). Ma già da "Morning is coming" si va al reggae-pop più puro. Certe volte più pop ("Gotta Get Back My Baby") certe volte più reggae (il singolo "Don't make me wait" e "Just one lifetime"). 
Poi certo, il kitsch è dietro l'angolo, e Shaggy non è un signore del buon gusto. Sting invece ha classe ed esperienza:  le sue zampate si sentono, sia negli arrangiamenti ("22nd Street") che in diversi passaggi vocali ("Dreaming In The U.S.A.", la cosa più vicina al rock dei Police). 

Chi sparlerà a prescindere dell'album dovrebbe ascoltarlo, o semplicemente prenderlo per quello che è: un disco di due musicisti che hanno voglia di divertirsi e divertire - senza pretese o senza quelle intellettualizzazioni che spesso Sting ha messo alla sua musica.

Operazioni simili come queste si fanno spesso per rilanciare carriere, magari per fare cassa. O semplicemente perché gli artisti ne hanno voglia e si divertono. "44/876" sembra rientrare in quest'ultima categoria. Pop, appunto.

TRACKLIST

01. 44/876 (with Shaggy feat. Morgan Heritage & Aidonia) (02:59)
02. Morning Is Coming (with Shaggy) (03:11)
03. Waiting For The Break Of Day (with Shaggy) (03:18)
04. Gotta Get Back My Baby (with Shaggy) (02:56)
05. Don't Make Me Wait (with Shaggy) (03:35)
06. Just One Lifetime (with Shaggy) (03:30)
07. 22nd Street (with Shaggy) (04:00)
08. Dreaming In The U.S.A. (with Shaggy) (03:08)
09. Crooked Tree (with Shaggy) (03:37)
10. To Love And Be Loved (with Shaggy) (03:29)
11. Sad Trombone (with Shaggy) (05:43)
12. Night Shift (with Shaggy) (03:26)
13. If You Can't Find Love (with Shaggy) (03:34)
14. Love Changes Everything (with Shaggy) (03:55)
15. 16 Fathoms (with Shaggy) (03:19)
16. Don't Make Me Wait (with Shaggy) - Dave Audé Rhythmic Radio Remix (03:47)
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