«EVERY SIX SECONDS - Groop Dogdrill» la recensione di Rockol

Groop Dogdrill - EVERY SIX SECONDS - la recensione

Recensione del 29 feb 2000

La recensione

«Con “Every six seconds” abbiamo dovuto eliminare tutte quelle stronzate tipo la virilità e cose del genere, che ormai vanno bene soltanto per il passato. Oggi gli uomini sono costretti a guardarsi allo stesso modo in cui hanno fatto le donne per tutta la vita. Tutte le canzoni di questo album hanno a che fare con il sesso e la dipendenza». E non è un caso che l’album si intitoli “ogni sei secondi”, perché – dice il cantante e chitarrista Peter Spiby - «è scientificamente provato che gli uomini pensano al sesso ogni sei secondi». Dopo aver colpito il segno con il loro precedente album, “Half Nelson”, che li aveva proiettati sulle pagine di NME, i Groop Dogdrill si divertono a mandarvi fuori di zucca con un album imparentato con i Nirvana almeno quanto voi lo siete con eventuali vostri fratelli o sorelle. L’unica differenza è che se quello grunge, soprattutto nelle partiture di batteria, è l’accordo dominante, non per questo non si notano altre influenze, come il tappeto di paranoia urbana tipico di Tricky e cambi di ritmo degni di Henry Rollins e Metallica. Sono queste, forse, le influenze che più di altre vanno a comporre questo buon lavoro, per il resto una via di mezzo tra il rock’n’roll più entusiasmante e il glam-metal a tratti sin troppo di maniera: irrita e conquista al tempo stesso, “Every six seconds”, forse ci riesce per l’ondata di energia che lascia fluire fuori, ma certo è che questi bei tomi – oltre a Spiby, Damo Fowkes al basso e Hug Kelly alla batteria – proprio normali non sono. Sentite l’ossessione prolungata di “Low sperm count”, un pezzo che assomma la fantasia perversa di Faith No More con le chitarre dei Metallica, oppure lo spendido inizio di Simian Kind, la potenza contro il cielo di “Angel wings” e le mille inflessioni in stile Marilyn Manson (“Speak & spell” è molto simile a “The dope show”) che riverberano ovunque. Gli amanti della musica già citata, compresi i fans degli Helmet – ci erano sfuggiti! – troveranno questo album assai gradito e potente, la cosa migliore con cui scatenarsi al prossimo rock party cui parteciperanno. E in effetti ve lo consigliamo solo per questo: per avere il gusto di fare a pezzi la casa del vostro migliore amico ululando fino all’alba come lupi inselvatichiti. Oltre a sesso e relazioni, c’è una terza parola – non citata sul disco – che lo definisce a perfezione, ed è: POGO!
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