«ABDITA - Universal Sex Arena» la recensione di Rockol

Universal Sex Arena: leggi qui la recensione di "Abdita"

La band di Nicola Stefanato torna con dodici pezzi tra rock, prog, post hardcore e folk tribale a tre anni di distanza dal precedente "Romantcytism".

Recensione del 20 mar 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Gli Universal Sex Arena, al secolo: Edoardo Pellizzari (batterie / assistente alla registrazione), Giovanni Beghetto (percussioni) Paolo Narduzzo (basso), Alessandro Mercanzin (chitarra, tres), Enrico Levorato (chitarra, project mgmt) e, dulcis in fundo, il deus ex machina Nicola Stefanato (voce, chitarra, synth). Nicola Stefanato, alias Voiture Tempo, che è l’autore di tutti i pezzi di questo nuovo “Abdita”, terzo lavoro in casa U.S.A. (mica male come acronimo) un disco pubblicato a tre anni dal precedente “Romantcitysm”, che come il titolo suggerisce, si presenta come un lavoro nascosto, remoto, misterioso, segreto, occulto.

Il sud scioglie le interazioni tra gli uomini, il sud scioglie il tempo e al tramonto scioglie tutto. Il sole fa che il tempo rallenti, che il lavoro sia focalizzato su una dimensione più appropriata all’essere umano e che la natura abbia il vestito migliore: sempre. La contemplazione della vita diventa l’otium perfetto: l’amore, la natura, il tempo (la danza, la musica e il ritmo della vita). “Abdita” parla di un viaggio verso il sud. Non c’è un punto geografico preciso, c’è un’idea di sud.Questo viaggio porta ad incontrare popoli, paesaggi e musica che accolgono, mettono in pericolo, iniziano a nuovi stili di vita.

Di cosa stiamo parlando? Gli Universal Sex Arena sono una band sperimentale che mette sul piatto un rock sperimentale, più o meno accessibile all’occorrenza, suonato con criterio e pensato per essere portato e vissuto sul palco.

Durante i concerti, dobbiamo scambiare la nostra energia con le altre persone presenti: a nostra disposizione ci sono la nostra musica ed il nostro corpo. Ogni nostro spettacolo rappresenta qualcosa che potrebbe non ripetersi. I concerti sono muscolari, positivi, intensi: spesso non calcolabili a priori.

Dodici i pezzi in scaletta, una discesa negli inferi più colorati che possiate immaginare, in cui spiccano le partecipazioni di Elisa De Munari aka Elli De Mon e Luca Ferrari dei Verdena (conosciuto immagino durante le date del tour di Endkadenz aperte proprio dagli U.S.A.), ovviamente alla batteria in “The time parlour”, “Horizon of barking dogs” e “Radical leather”, tripletta consecutiva che funge da primo atto di un lavoro sostanzialmente molto corposo e completamente incapace di scendere a compromessi in cui si alternano senza soluzione di continuità (e qui sta il bello) momenti prog e post hardcore (vedi l’opening “Secret people”), blues sui generis (“In Palermo you can’t have me”) o industrial (“Alongshore the river”) eppure mantenendo sempre viva la fiamma della spiritualità che nello specifico si incarna in melodie quasi folk e tribali (“Aetna”) che saltuariamente riemergono. Un disco molto interessante, da metabolizzare con calma sapendo che il meglio esce sulla distanza, una volta entrati nell’ottica. Per gli amante di Battles, Friendly Fires e At The Drive In.

TRACKLIST

01. Secret People (04:19)
02. The Time Parlour (03:43)
03. Horizon of Barking Dogs (02:33)
04. Radical Leather (03:38)
05. One Three (04:59)
06. Alongshore the River (02:27)
07. Like Home (03:40)
08. Easy Beast (03:49)
09. In Palermo You Can't Have Me (02:30)
10. Meridiem (03:56)
11. Aetna (03:33)
12. Momentum (03:21)
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