«QUIET AND PEACE - Buffalo Tom» la recensione di Rockol

La pace e la quiete dei Buffalo Tom

I Buffalo Tom sono tra i nomi storici del rock alternativo degli anni '80-'90: "Quiet and peace" è il loro primo disco in 7 anni, ed un gioiello. Ecco perché.

Recensione del 05 mar 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Qualche tempo fa stavo guardando una puntata di "1992", la serie dedicata agli anni dell'Italia post-tangentopoli. Tra le cose che mi sono piaciute di più di quella produzione c'era la scelta delle canzoni. Smashing Pumpkins , Screaming Trees, i R.E.M. (è l'anno di "Automatic for the people"), assieme a cose italiane, ovviamente. E a scelte decisamente meno banali, e molto di nicchia, come gli Slint.
Poi ad un certo punto è saltata fuori "Tailights fade", da "Let me come over" dei Buffalo Tom. Uno dei dischi più belli di quegli anni: una band di Boston, destinata a diventare meno famosa dei contemporanei e conterranei Pixies e Dinosaur Jr. Al tempo mi innamorai immediatamente di quel disco e della loro musica.
Risentire quella canzone alla televisione italiana, a sopresa, fu un tuffo al cuore. E un tuffo al cuore è questo nuovo album dei Buffalo Tom, "Quiet and peace", forse il loro migliore dopo gli anni '90.

La storia dei Buffalo Tom ha avuto qualche buona uscita e lunghe pause - il lavoro precedente è "Skins" del 2011. Il leader Bill Janovitz che un po' fa cose soliste, un po' lavora come agente immobiliare (“Part time man of rock” era il titolo di un suo blog, dove postava periodicamente cover).
Forse i Buffalo Tom erano troppo poco geniali per essere di culto come i Pixies, o troppo puliti, per avere il seguito dei Dinosaur Jr. e di J. Mascis. La loro era una canzone rock più dritta, ma perfetta per melodia e per suono di chitarre. Lo stesso si ritrova in questo disco, ed è il motivo per cui lo consiglio spassionatamente anche a chi non era un fan o non è cresciuto musicalmente con il sound alternativo degli anni '90.

Puro e semplice rock, chitarre basso, nulla di più e nulla di meno: suono impeccabile senza essere freddo, anzi; scrittura lineare, belle voci e armonie, un tocco di tastiere e organo qua e là. Sentite l'attacco di "All be gone", o l'atteggiamento più intimo di "Over time" e "In the ice".
Poi andate sul capolavoro del disco: "Freckles", un crescendo di 6 minuti, un'intensità degna di quella "Tailights fade". Per quello che mi riguarda è già una delle mie canzoni del 2018, e lo sarebbe anche se non avessi amato la band già negli anni '90. Vale lo stesso discorso fatto qualche tempo fa per i Dream Syndicate: una band che pensavamo al suo meglio decenni fa, torna e produce un disco pari a quello del "periodo d'oro" - un disco da consigliare a tutti gli appassionati di rock, indipendentemente dall'affetto per il nome.

In "Quiet and peace" c'è tutto quello che cerco nel rock: un bel suono di chitarra, una ritmica potetente, canzoni che si dividono tra melodie tirare e un filo di malinconia (la cover di "The only living boy in New York" di Simon & Garfunkel" è perfetta, da questo punto do vista). Se non li conoscete, partite da qua, poi andate a riscoprire "Let me come over".

TRACKLIST

01. All Be Gone (03:28)
02. Overtime (02:28)
03. Roman Cars (03:16)
04. Freckles (06:01)
05. CatVMouse (03:01)
06. Lonely Fast and Deep (03:10)
07. See High the Hemlock Grows (03:04)
08. In the Ice (02:58)
09. Least That We Can Do (04:20)
10. Slow Down (03:15)
11. Only Living Boy in New York (05:19)
12. The Seeker - Bonus (03:03)
13. Saturday - Bonus (03:56)
14. Little Sister (Why So Tired) - Bonus (03:03)
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