«CICALE - Malika Ayane» la recensione di Rockol

Malika Ayane, “Cicale”: il pop che non insegue il presente

"Cicale", primo disco in 5 anni della cantante

Recensione del 27 set 2026 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Nel mondo musicale di Malika Ayane si va dai Byrds a Tom Misch, da Selah Sue a James Blake, da Beck agli Alabama Shakes ai Buffalo Springfield – anzi, ai Buffalo Springsteen, come li ha chiamati con un meraviglioso lapsus che suona come il nome di una possibile cover band dei sogni. Sono solo alcuni dei nomi della playlist che la cantante ha usato come sfondo, come mondo musicale mentre lavorava a “Cicale”, il suo primo album in cinque anni.

Oggi, nel gergo delle produzioni italiane, si parla di “reference”: un citazionismo talvolta anche sfacciato nascosto sotto un termine apparentemente elegante. Non è il caso di questo album: Malika Ayane, assieme a Giovanni Pallotti, ha creato un mondo sonoro in cui molti dei nomi di quella playlist si sentono, ma distillati, personalizzati. “Cicale” è un disco che cerca il contemporaneo, ma non indugia nella retromania o nel vintage: un approccio già mostrato nel pezzo sanremese “Animali notturni” e qua coerentemente portato avanti in tutto il disco.

“Cicale” è un disco che arriva dopo un tempo lungo. Il titolo nasce proprio da questa idea, da animali che possono passare fino a diciassette anni sottoterra prima di uscire allo scoperto, nonostante l’immaginario le abbia trasformate nel simbolo di chi vive senza pensare al domani. L’immagine funziona bene per un lavoro che ha avuto una lunga gestazione e che sembra voler rivendicare quello che non si vede: il tempo che serve per fare musica, fuori dai cicli usa e getta che impongono le piattaforme.
Pallotti, già al lavoro, tra gli altri, con Marco Mengoni e Angelina Mango, è stato il co-pilota di questo percorso. “Cicale” si muove tra territori diversi: dalla ballata quasi Motown di “Finalmente” al synth-pop di “Detto tra noi”, dai beat di “All’improvviso ci verrà da ridere” fino a “Primavera in città”, prodotta da Mr. Monkey, nome legato anche a un mondo molto distante da quello che si associa solitamente a Malika Ayane. Eppure è proprio quest’ultima a risultare una delle cose più classiche del disco.

La coerenza arriva dalla voce, una delle più belle che abbiamo in Italia, e da un’idea precisa di produzione. Le tastiere diventano il collante principale, senza che il disco venga schiacciato da un suono troppo riconoscibile o dalla necessità di dichiarare continuamente la propria contemporaneità. Gli arrangiamenti accompagnano le canzoni senza trasformarsi nella cosa che si nota di più.

“Non so se ho fatto troppo tardi o se sono in anticipo”, canta in “È andata così”. “Nuovo non è sempre migliore”, dice invece “Come la prima volta”. Sono due frasi che raccontano bene anche il rapporto di Malika Ayane con il tempo della musica. “Cicale” non sembra interessato a stabilire se un suono appartenga al presente, al passato o a un futuro ipotetico.

Delle “reference” di Malika quella che mi torna più in mente è Tom Misch, con uno dei dischi più belli ed eleganti di quest’anno, nel genere del pop sofisticato. Non perché si assomiglino particolarmente a livello sonoro, ma proprio per la ricerca di un suono che ti avvolge senza aggredire, senza cercare “effetti wow” o scorciatoie un po’ paracule. Non risulta neanche dispersivo quando si passa dal pop ritmato di “Una possibilità” alla bossa di “Primavera in città” – al centro rimane una scrittura classica fatta per valorizzare la voce di Malika.

Alla fine, la metafora migliore rimane quella dell’autobus evocata da Tom Waits che abbiamo già usato nell’intervista: “Se riesci a mettere insieme alcune canzoni sullo stesso disco puoi percepirle come una raccolta: alla fine svilupperanno una loro logica, anche se non l’avevi pensata. È come un gruppo di persone che sono appena scese dall’autobus e sembrano essere unite dall’aver fatto un viaggio assieme: sai che hanno delle relazioni”. Malika Ayane è stata contemporaneamente autista e passeggera e “Cicale” funziona quando lascia percepire entrambe le cose: il controllo sulla direzione e la disponibilità a vedere dove portano le canzoni.

Tracklist

01. finalmente (02:56)
02. animali notturni (02:58)
03. è andata così (03:15)
05. diversamente (feat. Dargen D'Amico) (03:25)
06. detto tra noi (03:26)
07. probabile (03:24)
09. una possibilità (03:20)
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