«MAN OF THE WOODS - Justin Timberlake» la recensione di Rockol

L'ambizioso Justin Timberlake cerca di unire l'r&b e il country

Torna Justin Timberlake, il 37enne originario del Tennessee che questa volta insieme a Pharrell e al produttore Timbaland prova ad unire le sonorità bianche della profonda america con l'elettro soul. Il tentativo non sempre funziona.

Recensione del 02 feb 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Tutto si può dire di Justin Timberlake tranne che sia un artista pigro e indolente. Tra le varie popstar emerse nel terzo millennio, l'ex ragazzino dei Mickey Mouse Club è tra i più versatili: attore, brillante entertainer, ballerino, produttore e imprenditore su vari fronti. 
Ma restiamo sul territorio musicale. Finito il suo periodo da boyband-star con gli *NSYNC, il buon Justin ha fatto di tutto per portare le sue performance a un livello sempre più alto. Dopo il blockbuster “Justified” realizzato con gli amichetti Pharrell e Chad Hugo, ha realizzato quel “FutureSex / LoveSounds” (ad oggi il suo disco migliore) dove metteva insieme l'elettronica dei Kraftwerk e il funk eclettico di Prince e poi con quel doppio volume “The 20/20 Experience” mescolando Timbaland, Jay Z e l'orchestra di archi e fiati.  

Questo “Man of the woods” come ogni prodotto contemporaneo che si rispetti è stato anticipato da un video teaser che odorava di pelle invecchiata e legna bruciata, coperte navajo e barba incolta come un Bon Iver della prima ora, con suoni di slide guitar in sottofondo, che hanno portato tutti a pensare alla svolta Americana o almeno country pop dell'ex ragazzo del Tennessee. Poi però arriva il singolo “Filthy”: un pezzone in puro stile Timberlake tutto synth e groove acido e, a seguire, il successivo “Supplies” con mandolini sinistri e Pharrell che fa il Migos della situazione, che sbaragliano tutto. 

Ecco, “Man of the woods” è così, senza un vero indirizzo coerente, a volte “Americana con 808” - la TR 808 la prima drum machine programmata della Roland – (come in “Say Something” con il nuovo re del country Chris Stapleton o in “The Hard Stuff”),  altre volte è il classico Justin con l'amichetto Pharrell che giocano a fare Stevie Wonder (“Higher Higher”) o la disco jam  (“Midnight Summer Jam”), in altre ancora il pop-soul ben realizzato (“Morning Light” con Alicia Keys).  Quelli citati sono i pezzi che funzionano meravigliosamente: in mezzo a questo lungo disco (16 per oltre 65 minuti) però ci sono un sacco di tracce che non sanno quale strada prendere tra il country-funk sporcaccione (“Adoro il tuo rosa / Ti piace il mio viola?” in “Sauce” con citazione di Toby Keith) e pasticcione (“Wave” tentativo miseramente fallito di mettere insieme un allegro pezzo country con il beat di una slowjam), oltre a canzoni super sentimentali da proibire ai diabetici (“Flannel” e i vari interventi qua e là della moglie Jessica Biel e del piccolo figlio Silas in “Young Man”).

“Man of the woods”, che verrà presentato nell'half time show del Superbowl la prossima domenica, è un disco ambizioso che nella testa del buon Timberlake avrebbe voluto rinverdire quel country-soul di Dan Penn o Jim Ford dei primi anni 70, ma l'operazione non riesce appieno. Colpa forse dei compagni/produttori di lavoro, da una parte Pharrell e Chad Hugo dei Neptunes, dall'altra Timbaland (mai coinvolti insieme!) troppo concentrati a mantenere la loro impronta sonora, senza troppa voglia di sperimentare. Tuttavia ci sentiamo di premiare il volenteroso Timberlake che potrebbe serenamente produrre con il pilota automatico ogni anno classici dischi r&b da classifica, e invece si lancia in operazioni rischiose e temerarie come questa. 

TRACKLIST

01. Filthy (04:53)
03. Sauce (04:05)
04. Man of the Woods (04:03)
05. Higher Higher (04:18)
06. Wave (04:24)
07. Supplies (03:45)
08. Morning Light (04:03)
09. Say Something (04:38)
10. Hers (interlude) (01:01)
11. Flannel (04:49)
12. Montana (04:39)
15. The Hard Stuff (03:15)
16. Young Man (03:45)
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