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Recensioni / 15 gen 2018

Calexico - THE THREAD THAT KEEPS US - la recensione

I Calexico ci regalano un nuovo scrigno pieni di canzoni-gioiello: la recensione di "The Thread That Keeps Us"

I Calexico ci regalano un nuovo scrigno pieni di canzoni-gioiello: la recensione di "The Thread That Keeps Us"

Voto Rockol: 4.0/5
THE THREAD THAT KEEPS US
City Slang Records (CDx2)

di Daniela Calvi

Immagino ci sia un momento nella carriera artistica di una band in cui sia davvero difficile cercare di non ripetersi e non deludere i fan. Può essere che il pensiero predominante di certi gruppi musicali attivi da oltre vent’anni, sia invece quello non tanto di stupire, ma di continuare a divertirsi, di continuare ad amare quello che si fa e come lo si è fatto. I Calexico sembrano essere l’emblema di tutto ciò. La nostra meraviglia sta nel trovare nei loro dischi la conferma delle sonorità a cui sono legati da sempre, l’armonia che rende un loro brano familiare sin dal primo ascolto, lo stesso odore di asfalto cocente di terre di confine, la magia di chiudere gli occhi e trovarsi su strade impolverate con una palla di fuoco pronta a tramontare all’orizzonte. Scenari banali? Mica tanto, specie se si riesce a raccontare di questi luoghi da sempre in maniera ogni volta diversa e come nessun altro è capace di fare. Si chiama stile.

“The thread that keeps us” è un baule trovato in un bunker dopo anni di tempeste senza fine, un tesoro nascosto da cui escono piano piano canzoni, racconti e storie capaci di ricordarti perché dei Calexico ogni tanto ti dimentichi ma quando tornano alla carica non ne puoi fare a meno. Quasi un concept pensato in un’altra era, dopo un’apocalisse aliena, un’era glaciale, un’esplosione che lascia tutti senza fiato… un disco dove la luce ricorre spesso, tanto da citare James Turrell, artista statunitense che ha fatto della luce e dello spazio i temi principali delle sue installazioni. Un lampo accecante che indica che la speranza, insieme a l’amore, è l’ultima a morire. Questi sono i temi principali di brani come “End of the world with you” inquietante e rassicurante allo stesso tempo, perché anche se tutto sta per finire il pensiero più forte è di “rimanere bloccato alla fine del mondo con te” e come viene ripetuto nella successiva “Voices in the fields”, anche se ci si lascia cenere e fumo alle spalle ciò che importa per la vita è “che ti senta cantare”. Atmosfere simili, ma su ritmiche più incalzanti e frenetiche quasi ad accompagnare una fuga, si ritrovano in “Bridge to Nowhere” e si chiudono in “Under the wheels”, brano corale e dai ritmi latini, tipici dei Calexico, ma dal testo più intimo e riflessivo. “The Town & Miss Lorraine” sembra un racconto trovato in un libro di pirati e anticipa la cumbia del disco, “Flores y tamales”, mentre con l’hammond di “Another space” si torna a parlare di futuro, satelliti, disastri, e spazio.

Pensi di averle già sentite tutte dai Calexico: emozionare ti han fatto emozionare, ballare ti han fatto ballare, sognare ti ha fatto sognare, e poi all’improvviso ascoltando la strumentale e rapida “Unconditional Waltz” ti ritrovi commosso, stato d’animo perfetto per affrontare la romantica “Girl in the forest” (suggestiva e magica da far dimenticare tutte la polvere lasciata indietro) e dare una svolta all’ascolto grazie a brani disincantati come "Eyes wide awake” - che rimanda immediatamente ad atmosfere noise di Pixies e Sonic Youth - e alla sfacciata “Dead in the water” ricca di chitarre come mai nei precedenti lavori dei Calexico si erano sentite.
Il disco si conclude con “Thrown to the Wild” e la bellissima “Magic Box”, una dichiarazione d’amore da padre a figlia “I need you now more than ever, before the music is over, I want you to know this song's for you, I want you to know that I love you”.

Dei Calexico mi piace che siano per certi versi una band di nicchia ma neanche così tanto da essere davvero considerati alternativi, almeno non da rientrare in quella manciata di nomi di cui ci si riempie la bocca per fare i grossi, quando per esempio citiamo artisti che non ascoltiamo neppure o che avremmo visto sì e no una volte dal vivo e mai più. Mi piace che siano ritenuti da alcuni come una band innocua, perché se è vero che l’acqua cheta rompe i ponti, la puntualità dei Calexico di fare un disco più bello dell’altro, lascerà davvero il segno nella storia della musica dagli anni Novanta ad oggi. E cosa c’è di più bello che pensare di conoscere come le proprie tasche una band e ricredersi, rimanendo stupiti, nell’ascoltare il loro nuovo album? Questo è il regalo più bello che i Calexico potevano fare ai loro fan per iniziare il 2018. Quindici brani che si lasciano ascoltare ed entrano in testa senza chiedere il permesso, quasi “The thread that keeps us” più che un filo fosse un’esca per farci prendere all'amo da una delle migliori band in circolazione. Buon anno. 


01. End of the World with You (03:08)
02. Voices in the Field (03.26)
03. Bridge to Nowhere (03.08)
04. Spinball (01:11)
05. Under the Wheels (03:23)
06. The Town & Miss Lorraine (02:40)
07. Flores y Tamales (02:48)
08. Another Space (03:56)
09. Unconditional Waltz (01:39)
10. Girl in the Forest (02:46)
11. Eyes Wide Awake (04:21)
12. Dead in the Water (02:38)
13. Shortboard (01:57)
14. Thrown to the Wild (04:47)
15. Music Box (02:55)

TRACKLIST

01. End of the World with You - (03:08)
02. Voices in the Field - (03:26)
03. Bridge to Nowhere - (03:07)
04. Spinball - (01:11)
05. Under the Wheels - (03:23)
06. The Town & Miss Lorraine - (02:39)
07. Flores y Tamales - (02:47)
08. Another Space - (03:55)
09. Unconditional Waltz - (01:38)
10. Girl in the Forest - (02:46)
11. Eyes Wide Awake - (04:20)
12. Dead in the Water - (02:37)
13. Shortboard - (01:57)
14. Thrown to the Wild - (04:47)
15. Music Box - (02:55)
16. Longboard - Bonus Track - (03:02)
17. Luna Roja - Bonus Track - (03:43)
18. Curse of the Ride - Bonus Track - (02:51)
19. Lost Inside - Bonus Track - (04:30)
20. Inside the Energy Field - Bonus Track - (01:17)
21. End of the Night - Bonus Track - (03:29)
22. Dream on Mount Tam - Bonus Track - (03:43)