«OJALA - Lost Horizons» la recensione di Rockol

Dai Cocteau Twins ai Lost Horizons: l'ultima fatica di Simon Raymonde

Lost Horizons è il nuovo progetto del buon vecchio Simon Raymonde, bassista dei vecchi Cocteau Twins, che ha da poco pubblicato "Ojalá".

Recensione del 15 nov 2017 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

Per chi non lo conoscesse, Simon Raymonde è stato per molti anni il perno principale del trio Cocteau Twins, un gruppo musicale degli anni ’80, tra i precursori del genere indie - tanto inflazionato in questo periodo. Il sound del trio scozzese accostava al pop in voga in quegli anni la new wave, ancora in fase di sperimentazione, il tutto arricchito con graziosi fraseggi sonori che attribuivano quell’atmosfera idilliaca al genere; “Lazy Calm” è il brano che più rispecchia questa idea che la band ha messo in scena per diversi anni della loro carriera, terminata nel ’97.

Dopo la rottura con i Cocteau Twins e diversi anni di pausa, l’ormai navigato Raymonde ha deciso di riprendere in mano il basso - legno a quattro corde per eccellenza - e buttarsi nuovamente nel pazzo mondo del music business con un nuovo progetto artistico, chiamando a sé altri artisti della scena emergente e non solo; uno su tutti il batterista Richie Thomas, vecchia conoscenza dei The Jesus and Mary Chain e dei Dif Juz, band alternative rock del periodo, che ha inciso in maniera non indifferente alla produzione di questo nuovo progetto.

Infatti, Lost Horizons è il nome della nuova parentesi musicale di Raymonde che vede tra le sue fila vecchi internauti della musica anni ’80 come Karen Peris degli The Innocence Mission e altre artiste del panorama indipendente come Marissa Nadler e Beth Cannon. Da queste diverse collaborazioni si è sviluppato il disco “Ojalá”; circa settanta minuti di musica che ripropone, in chiave moderna, l’idea di sonorità immaginifiche che tanto venivano utilizzate dai vecchi Cocteau Twins, il tutto reso ancor più emozionante dall’utilizzo delle voci femminili - della Peris, della Nadler e della Cannon - che danno quel tocco di eleganza e classe a gran parte delle tracce del disco. 

Il brano di apertura “Bones” è qualcosa di veramente raffinato; una bella struttura musicale fatta da un piano che scandisce i ritmi del pezzo e un insieme di suoni che regalano quella sensazione di profondità, il tutto impreziosito dalla bella voce della Cannon che sembra rappresentare una Kate Bush dei giorni nostri. In “The Place We’ve Been” il microfono passa nelle mani di Karen Peris; quattro minuti di musica davvero piacevoli; chitarre ben armonizzate con una bella sezione ritmica che scorrono sulla voce sottile della Peris. Il quinto pezzo “Reckless” è ben strutturato; molto dritto nella ritmica e pochi spazi per fraseggi complicati in fase di armonia; una stonatura forse è proprio la scelta della voce - questa volta maschile - che suona quasi come una cantilena, un po’ noiosa in alcuni punti. La stessa scelta vocale è stata fatta per il brano “She Led Me Away” ma con un risultato totalmente differente; una armonia piena tra due voci che si incastrano alla perfezione sotto una dolce melodia acustica di chitarre ben arrangiate. “I Saw the Days Go By” è senza dubbio la traccia più emozionante del disco; un insieme brillante di suoni e melodie danno spazio alla voce malinconica di Marissa Nadler che fa sentire tutta la sua emotività nel cantato. “The Engine” è il brano della nostalgia; una nostalgia che porta con sé tutte le sonorità di quegli anni di sperimentazioni musicali tanto cari al buon Raymonde.

Alla fine di tutto il ritorno di vecchie glorie non guasta mai. Senza dubbio hanno prodotto un disco che non ostenta e mostra nulla di nuovo in termini musicali; ma comunque resta un buon disco.

TRACKLIST

01. Bones (04:36)
02. The Places We've Been (04:10)
03. Amber Sky (04:12)
04. Asphyxia (05:09)
05. Reckless (04:39)
06. She Led Me Away (04:55)
07. Frenzy, Fear (04:21)
08. The Tide (04:22)
09. I Saw the Days Go By (05:03)
10. Give Your Heart Away (05:06)
11. Score the Sky (03:38)
12. Life Inside a Paradox (03:33)
13. The Engine (07:39)
14. Winter's Approaching (04:39)
15. Stampede (03:59)
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