«WALK THE EARTH - Europe» la recensione di Rockol

Europe, la fase adulta con il nuovo "Walk the Earth"

Non solo "The final countdown": via glitter e lustrini, la seconda vita della band di Joey Tempest prosegue a suon di classic rock. La nostra recensione

Recensione del 25 ott 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

La zazzera cotonata è acqua passata per Joey Tempest, nonostante quella sua immagine glitterata e allegramente tamarra sia dura da mandare in soffitta. Così, quando si sente parlare dei suoi Europe si fa presto ad associare il gruppo svedese alle tastiere esagerate di “The final countdown”, metro di giudizio e imprescindibile cartamodello con cui fare i conti a ogni nuova sortita. “Walk the Earth”, ultima fatica degli ex paladini del glam anni Ottanta, non ha nulla a che vedere con quella botta di notorietà planetaria che ha finito per travolgerli, perché la nuova incarnazione degli Europe, ormai ritornati stabilmente in forze da più di un decennio, ha infatti abbandonato la via della lacca selvaggia per dedicarsi a un sound più maturo e consapevole del proprio tempo.

Il nuovo disco infatti è un classicissimo “classic rock”, di cuore e di mestiere. Sul piano pratico non si sposta di una virgola da uno schema ben collaudato, ponendo la formazione scandinava sulla scia di dinosauri (o mostri sacri, a seconda) come Rainbow, Deep Purple e Rush. In fondo Joey Tempest e i suoi non hanno nulla da dimostrare sulla bontà dalla loro proposta, anche se da sempre il gruppo ha sofferto di una certa carenza di credibilità nel circuito hard rock proprio per la sua essenza così sfacciatamente popolare e vincente. È però chiaro, ancora prima delle battute iniziali, che l’ultimo prodotto della premiata ditta Europe non può che far felice, in via quasi esclusiva, quel suo stesso pubblico cresciuto al suono di chitarre e ballate sofferte, più che conquistare nuovi adepti dell’ultima ora. "Walk the Earth" si apre subito con le sue carte migliori: l’incedere epico della title track, forse il brano di punta del lotto, con quei suoi cori un po’ melodrammatici e una carica muscolare - non di certo originale ma comunque di buon impatto - pronta a mettere in mostra il corso adulto della band nordica.

 

Arrivati al traguardo dell’undicesimo album di una carriera decollata in fretta e poi proseguita a zigzag per fisiologico esaurimento del suo alveo musicale, gli Europe si riconsolidano ora come una compagine più equilibrata rispetto a quel rombante passato, ripulita di orpelli, lustrini e tormentoni di sorta e forse per questo meno votata alle grandi arene, eppure ancora capace di sfoderare la sua onesta perizia. Come già nel precedente “War of kings” del 2015, il celebre quintetto si misura con un energico rock dai toni oscuri, diretto e senza troppi fronzoli. Si tratta di un disco con una buona coesione di fondo, dove tutto segue una scaletta abbastanza predefinita: ritmica solida e serrata, chitarre sempre al centro - pur concedendo spazi alle tastiere - con un paio di assoli di John Norum da guitar hero di razza (un po’ spiazzante quello troncato in coda della conclusiva “Turn to dust”), l'immancabile power ballad (“Pictures”) e lo spirito guida di Blackmore praticamente sempre presente (“The siege”, “Election days”, “GTO” e via discorrendo… ) e, soprattutto, la voce cristallina di Joey Tempest che sembra non risentire affatto dei segni del tempo.

 

Compiuto quindi il giro di boa dei cinquant’anni, gli Europe si allontanano con il loro ultimo album ancora di un altro paio di passi dal proprio trascorso. Mancando di quell’anima fracassona e un po’ caricaturale dei tempi migliori, i cinque svedesi, senza tentare nessuna rivoluzione di stili e di intenti, dimostrano comunque di non essere dei semplici sopravvissuti alla propria epoca, disponendo ancora di qualche buona cartuccia da sparare in un settore dai canoni ben definiti. Non è certo con “Walk the Earth”, al quale manca del tutto sia lo spirito del tempo che l’artwork eroico di Les Katz - il grafico di “The final countdown”, nomen omen - che il grande pubblico si ricorderà dell’animale da palco Joey Tempest e dei suoi, ormai andati, riccioli biondi. Tuttavia, tolta quell’ingombrante patina di turgore anni Ottanta, la band si propone oggi come una rodata squadra di determinati professionisti dall’invidiabile esperienza e capacità tecnica.

“The final countdown” ovviamente è un’altra cosa, altroché.

 

TRACKLIST

01. Walk The Earth (04:15)
02. The Siege (04:00)
03. Kingdom United (02:51)
04. Pictures (04:48)
05. Election Day (04:06)
06. Wolves (03:55)
07. GTO (03:29)
08. Haze (03:49)
09. Whenever You're Ready (02:51)
10. Turn To Dust (06:50)
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