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Recensioni / 11 ott 2017

JP Cooper - RAISED UNDER GREY SKIES - la recensione

Voto Rockol: 3.5/5
RAISED UNDER GREY SKIES
© Island Records, a division of Universal Music Op (Digital Media)

di Erica Manniello

 

JP Cooper ci ha messo un po’ a completare un album: il suo primo contratto discografico lo ha firmato tre anni e mezzo fa. Cinque Ep e parecchi singoli dopo, ascoltando “Raised Under Grey Skies”, possiamo dire che l’attesa è stata ampiamente ripagata.


Il 33enne cantautore dagli occhi blu arriva da Manchester: già questa era una buona premessa. Sulla città che ha dato i natali a Joy Division, Smiths e Oasis è normale che le aspettative siano alte. Cooper è cresciuto qui negli anni ’90, nel pieno dell’esplosione del Britpop, dividendosi tra gruppi rock e cori gospel. Ha tentato e ritentato di portare gli spiritual nelle diverse band che lo vedevano coinvolto, ma non ha funzionato. Così, ci ha provato da solo e a quel punto sì: Cooper è venuto fuori dal mucchio, con uno stile che riesce finalmente a rendere onore al suo passato nel Manchester Sing Out Choir.

Certo, a volte nel mezzo di “Raised Under Grey Skies” sembra proprio di stare a una messa gospel, tra i vocalismi dei cori che fasciano la voce calda di Cooper, i battiti di mani e l’indugiare a lungo sulle vocali, dondolandole tra le note più alte e quelle più basse. Non è tutto qui, però, perché tra i primi dischi consumati dal giovane britannico ci sono Michael Jackson e Stevie Wonder, che spiegano canzoni come l’ancheggiante “She’s on my mind”, uno dei singoli estratti dall’album.

Alcuni lo accostano al conterraneo Ed Sheeran, ma Cooper viaggia molto di più verso i lidi r’n’b. Non solo: a volte, e solamente a volte, la sua voce sembra quasi arrivare dalla Giamaica. Ha pure i dreadlocks che gli scappano dal cappellino. La filosofia One Love attraversa anche parecchi testi, fitti di riferimenti a quelle luci che ci guidano nella notte e a quell’amore che ci lega e tutto sconfigge. Tra i singoli che Cooper ha scelto di sganciare dal disco, “September Song” e “Passport Home” sono i più azzeccati, con bei crescendo che conducono tra le sfumature della sua intonazione.

Un allenatore forse direbbe a Cooper che ha investito un po’ troppe energie nel riscaldamento. Sperando, invece, che di vigore il ragazzo ne abbia ancora parecchio, ci godiamo i suoi cieli grigi attuali con il fiato sospeso per quello che verrà dopo.

 

TRACKLIST

01. We Were Raised Under Grey Skies - (03:30)
02. September Song - (03:40)
03. Good Friend - (02:56)
04. All This Love - (03:13)
05. The Only Reason - (03:39)
06. Passport Home - (03:00)
07. She's On My Mind - (02:57)
08. Wait - (03:51)
09. Change - (03:48)
10. Closer - (03:03)
11. Beneath The Streetlights And The Moon - (03:34)
12. In The Silence - (03:19)
13. Momma's Prayers - (05:05)