«SEEKERS AND FINDERS - Gogol Bordello» la recensione di Rockol

Gogol Bordello: un nome, un marchio, una garanzia!

Nuovo lavoro in studio per Eugene Hütz e i suoi... gipsy punk al top, che non delude

Recensione del 29 ago 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

We did it all: lo canta subito in apertura Eugene Hütz. E in effetti i Gogol Bordello ne hanno fatte di ogni, di cotte e di crude, col loro gipsy punk, negli ultimi 20 anni circa. Ma evidentemente non hanno esaurito la scorta di energie e di voglia di bravate.

Questo nuovo capitolo della discografia della band con base nel Lower East Side di Manhattan è una bella raccolta di pezzi che uniscono punk, tadizione gipsy e rock come solo loro sanno fare. Dicevamo che l’opener “Did It All” è uno schiaffone di quelli che dal vivo faranno ballare tutti come tarantolati, ma nel complesso il mood di questo “Seekers And Finders” è leggermente meno amfetaminico; nell’economia globale, infatti, tendono a prevalere gli episodi più sul mid tempo e con una patina lievemente più riflessiva o malinconica (si veda la seconda canzone “Walking On The Burning Coal”), pur non mancando gli scossoni.

Fra gli episodi migliori la westernata “Break Into Your Higher Self”, con sezione di fiati da big band a pompare il sound come una siringa di testosterone sparata con un fucile. Un gioiellino è anche la title track, un pezzo fra quelli più “calmi”, capace di coinvolgere – con un’ondata travolgente – in un mood più intimo e melanconico allo stesso modo in cui la band è capace di fare saltare e agitare. Ma per molti sarà difficile resistere alla bomba punk rock di “Saboteur Blues”, seguita (per un perfetto uno-due pugilistico) dall’altrettanto elettrizzante “Love Gangsters”, con un mood più in levare, ma cupo e minaccioso.

Senza troppi giri di parole, insomma, “Seekers And Finders” è un bel disco. Non deluderà i fan di vecchia data, mantiene alto l’onore conquistato sui palchi di tutto il mondo e mostra la band in ottima forma, disposta anche a concedersi qualche piccola sperimentazione e sconfinamento in territori più “emotivi” – con risultati più che convincenti. La prova del nove la faremo vedendoli live, quando proporranno alcuni di questi brani insieme ai loro classici; ma considerando che la bontà di un disco si valuta in prima istanza dall’ascolto “domestico”, qui siamo davanti a un bel lavoro. Non ci piove.

TRACKLIST

01. Did It All (03:26)
06. Clearvoyance (03:14)
07. Saboteur Blues (03:09)
08. Love Gangsters (04:07)
10. You Know Who We Are (Funk of the Uprooted 1) (02:17)
11. Still That Way (03:14)
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