«PAINTED RUINS - Grizzly Bear» la recensione di Rockol

Grizzly Bear: leggi qui la recensione del nuovo "Painted ruins"

Un ulteriore passo in avanti nell’affermazione di un sound che oramai trascende i confini del folk per abbracciare atmosfere sempre più complesse e cinematografiche.

Recensione del 27 ago 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Intervistato da The Standard, giusto un paio di anni fa, Ed Droste parlava del futuro nuovo album dei Grizzly Bear in questo modo.

Il nuovo album ha tutta l'aria di essere un disco più avventuroso a livello di sonorità. Ma siamo ancora nelle fasi iniziali delle lavorazioni: solo un paio di canzoni hanno iniziato a prendere forma. Stiamo lavorando a distanza e non sappiamo ancora quando ci uniremo per lavorare in modo congiunto

Droste che in quel periodo era fresco di separazione da Chad McPhall:

Non tutto il nuovo disco è influenzato, a livello di testi, dal divorzio. E' stato un periodo intenso della mia vita e ora trascino il bagaglio emotivo”.

Nei successivi due anni la band si è quindi dedicata alla scrittura e alla registrazione del successore dell’interessante “Shields”, un disco che a sua volta raccoglieva la pesante eredità di “Veckatimest” e del tutt'oggi insuperato “Yellow house”. Un bel fardello che a conti fatti sembra però non aver pesato in alcun modo sulle spalle di Droste e compagni, giunti sì al traguardo del quinto album ma soprattutto al raggiungimento della piena consapevolezza dei confini del proprio sound. “Painted ruins” conta undici pezzi anticipati da due ottimi singoli quali “Three rings” e “Mourning sound” che in tempi non sospetti ci hanno dato modo di capire quale sarebbe stata la direzione presa dalla band per questo nuovo lavoro, il primo pubblicato con RCA. Una direzione che vede i Grizzly Bear tessere trame folk sempre più complesse ma non per questo disordinate. Anzi, forti di una ritrovata coesione in termini di band, i quattro Bear (tutti di stanza a Los Angeles fatta eccezione per Rossen che vive a Santa Fe) hanno confezionato un disco dall’impatto molto omogeneo e al contempo stratificato, un caos controllato in grado di dare soddisfazione al primo ascolto grazie all’approccio melodico sempre quasi pop che ha contraddistinto i momenti più fruibili della produzione del gruppo (e mi riferisco a “Two weeks” e simili) ma anche di saper andare più in profondità grazie ad un lavoro in termini di arrangiamento e composizione che ha sempre più del cinematografico, a livelli quasi narrativi. “Painted ruins” si distingue proprio per la portata drammatica di pezzi che sanno raccontare uno stato d’animo a prescindere dal testo, e basta prendere i sintetismi della già citata “Three rings” o “Systole” per capire quanta acqua sia passata sotto il ponte di Brooklyn dai tempi di “Horn of plenty”. Acqua che ha guidato la band dove altri non sono riusciti ancora ad arrivare, e mi riferisco ai Fleet Foxes, tanto per citare qualcuno che sta facendo piuttosto fatica a smarcarsi da un passato fin troppo ingombrante. Ecco, “Painted ruins” in questo senso è un disco in qualche modo catartico, e non mi riferisco solo al vissuto di Droste: proietta i Grizzly Bear verso un futuro ancora da stabilire - perché “Four cypresses” profuma di Radiohead e di Animal Collective - e al contempo chiude con un passato che sta benissimo dove sta. Un disco multicolore, ricco di inventiva, dalle intenzioni chiare e senza un vero picco singolare ma nato per funzionare come una una massa unica, perfetta per essere elaborata su palco; l’habitat naturale di questi Grizzly Bear.

Prodotto da Taylor agli Allaire Studios, a nord di New York, e in varie location a Los Angeles tra cui i Terrible Studios di cui è titolare, “Painted ruins” è il classico disco destinato ad uscire sulla distanza, da ascoltare con pazienza almeno cinque o sei volte per poter essere assimilato a dovere, e conseguentemente apprezzato. 

TRACKLIST

01. Wasted Acres (02:52)
02. Mourning Sound (04:22)
03. Four Cypresses (04:48)
04. Three Rings (04:48)
05. Losing All Sense (05:05)
06. Aquarian (04:17)
07. Cut-Out (03:45)
08. Glass Hillside (04:53)
09. Neighbors (04:44)
10. Systole (03:16)
11. Sky Took Hold (05:32)
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