«VILLAINS - Queens of the Stone Age» la recensione di Rockol

Né un "disco della svolta", né una brusca sterzata, ma un gran bell'album...

Né un "disco della svolta", né una brusca sterzata. Con "Villains" i Queens of the Stone Age continuano a fare quello che hanno sempre fatto: la recensione del nuovo album 'Villains'

Recensione del 25 ago 2017 a cura di Davide Poliani

La recensione

Né un "disco della svolta", né una brusca sterzata. Con "Villains" i Queens of the Stone Age continuano  a fare quello che hanno sempre fatto, cioè scrivere canzoni solide e suonarle come sanno loro, cioè con gusto e competenza. Chi temeva che la mano di Mark Ronson potesse irrimediabilmente macchiare il curriculum del gruppo di "Lullabies to Paralyze" non ha fatto i conti né con l'intelligenza del produttore - Ronson sa bene che la prima regola è non snaturare, ma (semmai) arricchire - né soprattutto con la personalità di Homme, che è uno che nelle situazioni non ci si ritrova, ma ci si mette sua sponte.

Quindi se vi troverete spiazzati dal ritornello di "Feet Don’t Fail Me", in apertura, niente paura: siete solo all'inizio. "Villains" - inutile negarlo - guarda al funk e alla dance - emblematica, al proposito, è "The Way You Used to Do", il primo estratto piazzato strategicamente in seconda posizione, tanto per chiarire il discorso - ma nel modo in cui la intendono i QOTSA. Non ci sono scorciatoie o trucchetti da quattro soldi: Homme non ha trascinato i suoi compagni fuori dalla proverbiale comfort zone solo per farne scrivere i giornali. Se con "Songs for the Deaf" la band californiana aveva in un certo senso ridefinito i canoni rock contemporanei, con "Villains" i Queens of the Stone Age si spingono un po' più in là: mossa inevitabile, dettata dalla sopravvivenza, essendo quello californiano un gruppo destinato a tutto tranne che a vivacchiare.

"Get right up, sit back down, the revolution is one spin round", canta Homme nel ritornello di "Domesticated Animals", dove il ritmo e il suono delle chitarre la dicono lunga sulla muta vissuta dal suo gruppo durante le ultime session: l'essenza riconoscibile dei QOTSA è rimasta lì, intatta, solo sporcata da suoni che le pareti del ranch sperduto nel deserto del Mojave nemmeno sarebbero riuscite a sognare. Dalle chitarre asciugate e iper-compresse che si rincorrono tra un canale e l'altro cavalcando ritmiche coi bpm al rialzo - almeno per lo standard del gruppo - ai synth che ammantano "Un-Reborn Again", è chiaro come Ronson abbia fatto un eccellente lavoro, mettendosi completamente al servizio della causa - non del gruppo, attenzione - riuscendo a far affiorare un lato che, probabilmente, nemmeno i Queens of the Stone Age avrebbero mai pensato di poter sfoderare.

Detto che "Villains" è un disco che dal vivo funzionerà benissimo - immaginativi sotto il palco mentre con "Head Like A Haunted House" si scatena il proverbiale inferno - la domanda da porsi, adesso, riguarda il poi: dischi come questo segnano un prima e un dopo nella carriera ma rappresentano anche una pesante eredità, se non altro dal punto di vista artistico. E', in un certo senso, l'effetto "Achtung Baby". Che sia proprio quello il diavolo appollaiato sulle spalle di Homme nella copertina del disco?

TRACKLIST

01. Feet Don't Fail Me (05:41)
04. Fortress (05:27)
06. Un-Reborn Again (06:40)
07. Hideaway (04:18)
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