Recensioni / 03 ago 2017

Mush - MUSH - la recensione

Mush: leggi qui la recensione di "Mush"

Ex membri dei Kaleiodoscopic, i Mush, al secolo Francesco Magrini (basso, voce), Marco Ciardo (chitarra, voce) Francesco Mazzi (batteria), si formano nel settembre 2015 e cominciano quasi immediatamente ad arrangiare materiale in sala prove...

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Marco Jeannin
MUSH
Francesco Mazzi (Digital Media)

Mush è nato dopo un periodo difficile, qualche mese prima avevamo deciso di sciogliere i Kaleidoscopic (progetto precedente dove suonavamo) e ci siamo trovati in una situazione poco chiara, con un futuro incerto davanti. Non abbiamo mollato e ci siamo spinti a suonare cose differenti, sonorità più veloci e melodiche che ci accomunavano; il processo di scrittura è stato molto veloce perché le idee abbondavano. I testi sono chiaramente figli di una situazione personale che ci ha caratterizzato, abbiamo cercato di scrivere con urgenza di quanto sia stato grande e di quanto sia immenso il desiderio di non arrendersi e di agire a ogni ostacolo e difficoltà che può comparire nel quotidiano, sostanzialmente è un concept album da questo punto di vista. Tra le righe si può sempre percepire il richiamo di qualcuno o qualcosa che sprona a non fermarsi mai. Per riuscire a far esplodere questo concetto ed a esaltarlo al massimo abbiamo chiamato Andrea Marmorini che conosciamo da tempo e con lui abbiamo cucito la linea strumentale sulle parole che avevamo in testa di utilizzare. Abbiamo registrato, in parte, analogicamente LP perché, almeno per alcuni strumenti, volevamo ottenere dei suoni "veri", diretti, naturali e spontanei come i testi.

Loro sono i Mush, al secolo Francesco Magrini (basso, voce), Marco Ciardo (chitarra, voce) Francesco Mazzi (batteria). Si formano nel 2015 a seguito dello scioglimento dei Kaleidoscopic e, giusto per non perdere il vizio, iniziano a provare quasi immediatamente. Nel giro di un annetto riescono a dare una forma alla band, una forma sonora che si aggira nei dintorni di un post punk che la formazione a tre sa mettere ben in risalto e che spesso sfocia in qualcosa di più core, emo o hard in base all’occorrenza. Una volta impostata la miscela il tutto viene poi riversato nei dieci pezzi del fatidico disco d’esordio, questo omonimo “Mush” registrato tra agosto e settembre 2016 da Andrea Marmorini al Vacuum studio di Bologna e mixato insieme ad Enrico Zoi ad ottobre 2016 all'A pezzi studio e infine masterizzato a novembre 2016 da Andrea Suriani allo studio Alpha Death di Bologna. Parliamo di un disco molto solido la cui urgenza (compositiva) si traduce in pezzi veloci e quadrati che arrivano bene in cuffia grazie alla produzione di Marmorini in grado di dare il giusto equilibrio alle parti di questo power trio sempre piuttosto incazzato ma mai gratuitamente. Perché melodia e riff si fondono costantemente bene in un lavoro che a tutti gli effetti si può collocare stilisticamente nella scia di band quali FASK, Bruuno (sul versante più pesante) e compagnia bella, andando a rimpolpare le fila di quella che possiamo ormai tranquillamente definire la new wave del post core italiano. Bene dunque pezzi come la doppietta iniziale “Aspettando Godot” e “L’inverno”, così come le mazzate della scheggia “Sospeso nel vuoto” e la conclusiva, catartica, “Il mio grido più forte”. Pezzi che il lavoro di registrazione (in parte) in analogico ha reso più aggressivi e taglienti al punto giusto, e che più in generale ha regalato a “Mush” un carattere, o meglio, un sapore ben definito. Un disco incalzante, da ascoltare nella sua interezza, senza pause, con lo stesso approccio di un live.

TRACKLIST

01. Aspettando Godot - (02:17)
02. L'inverno - (03:06)
03. Dov'è la fine ? - (03:09)
04. Non è più agosto - (03:10)
05. Vona - (03:23)
06. Sospeso nel vuoto - (02:37)
07. È lunedì - (03:34)
08. Tutto (O quasi) - (04:12)
09. Autunni sbiaditi - (02:39)
10. Il mio grido più forte - (02:44)