«FIGHT CLUB - COLONNA SONORA - Dust Brothers» la recensione di Rockol

Dust Brothers - FIGHT CLUB - COLONNA SONORA - la recensione

Recensione del 29 gen 2000

La recensione

Il film, purtroppo, me lo sono perso, quindi non saprei cosa dire di questa nuova avventura pensata da David Fincher. Quello che posso senza alcuna ombra di dubbio affermare è che se “Fight club” il film è valido quanto la colonna sonora dei Dust Brothers, beh, c’è da stare certi che ci si può divertire. Già, perché i Dust Brothers si sono sbizzarriti a creare punti di rottura a bizzeffe in queste 16 tracce pensate per il film di Fincher (già auture di “Seven” e dell’episodio migliore di “Alien”, il terzo). Punti di rottura sonori che potrebbero corrispondere a quei famosi colpi di scena che fanno di un film un’avventura in celluloide mozzafiato. Ogni brano sembra infatti pensato come un patchwork sonoro infinito, in cui può entrare e uscire di tutto. Il concetto rimanda a uno dei capolavori più visionari e “progressisti” dell’hip hop americano, “Paul’s boutique” dei Beastie Boys (eh sì, è proprio grazie a questi due monellacci del turntable e del campionatore che la carriera dei Beasties diventò qualcosa di serio, a i tempi), secondo cui c’erano sorprese a iosa. Basta ascoltare un pezzo come “Psycho boy Jack”, in bilico tra un trip hop orientaleggiante (a base di sitar) e un electro hip hop psichedelico (con chitarre in reverse alla maniera del miglior Hendrix) per capire quanto ai Dust Brothers venga spontaneo accumulare con fantasia e in piena libertà suoni e beats. Ma “Psycho boy Jack” è soltanto uno dei passaggi in cui questa accumulazione è più sorprendente. Che dire infatti dell’ipnotico groove di “Jack’s smirking revenge”, del dub apocalittico di “Chemical burn” o dello sbalorditivo patchwork di ritmi di “Commisioner castration”. Certo, i Dust Brothers si sono “inglesizzati”. Hanno teso le orecchie ai ritmi “grassi e larghi” del big beat. Hanno aperto il cuore ai chemical sounds delle macchine “acide” ereditate dai Chemical Brothers nell’era dell’acid house. Ma questo non vuol dire che il duo californiano abbia perso la propria identità, anzi. Il suono si è solo espanso. Aspettiamo con ansia di vedere cosa combineranno con l’imminente album “ufficiale” per vedere quanto, lontani da qualsiasi restrizione di sorta (volenti o nolenti scrivere una colonna sonora vuol dire seguire un cammino già tracciato dalle immagini), Micheal e John siano in grado di immaginare sampladelie e beats originali.

TRACK LIST
“Who is Tyler Durden”
“Homework”
“What is Fight club”
“Single serving Jack”
“Corporate world”
“Psycho boy Jack”
“Hessel Raymond K.”
“Medula oblongata”
“Jack’s smirking revenge”
“Stealing fat”
“Chemical burn”
“Marla”
“Commissioner castration”
“Space monkeys”
“Finding the bomb”
“This is your life”

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