«CINEMA CONCERTO - Ennio Morricone» la recensione di Rockol

Ennio Morricone - CINEMA CONCERTO - la recensione

Recensione del 22 gen 2000

La recensione

Ventuno composizioni estratte dalle 400 e più colonne sonore firmate da Ennio Morricone tra l’inizio degli anni ’60 e oggi. Tre concerti – 7, 9, 10 novembre 1998 – eseguiti con l’Orchestra, il Coro e il Coro Giovanile dell’Accademia di Santa Cecilia – al cui Conservatorio Ennio Morricone aveva iniziato a studiare musica all’età di 12 anni – e alcuni ospiti di prestigio (Angelo Branduardi, Dulce Pontes, Gemma Bertagnolli). Ce n’è abbastanza per rendere questo album un classico: in barba allo snobismo esercitato da Hollywood nei confronti del compositore romano – mai premiato da un Oscar nonostante abbia ricevuto diverse nominations – il ritratto di Ennio Morricone che emerge da questo album è quello di un grandissimo musicista, le cui implicazioni con il mondo della musica leggera e del pop-rock internazionale sono assai profonde (tantissime le rockstar che lo citano come influenza primaria, da Mark Knopfler a Ryuichi Sakamoto), cruciale per il ruolo svolto nella musica da film almeno quanto i titolati colleghi John Williams e John Barry. Quattrocento film sono un numero inimmaginabile, altrettante colonne sonore composte in oltre quarant’anni di carriera lasciano intravedere il profilo di un musicista artigiano, dedito anzitutto al suo lavoro. Ancora oggi, nonostante abbia in parte rallentato i ritmi di lavoro, Morricone si alza ogni giorno di buon ora e siede al pianoforte componendo musica, come se fosse il primo giorno di lavoro. “Cinema concerto” offre i brani che l’artista romano ritiene maggiormente apprezzati dal pubblico – anche se manca, inspiegabilmente, “C’era una volta in America” – e attraversa la sua celebre produzione western, quella relativa ai grandi registi italiani (Pontecorvo, Pasolini, Bolognini, Tornatore, Petri) e stranieri (Levinson, Joffé). Lo stile compositivo tipico di Morricone emerge con prepotenza in brani come “Per le antiche scale”, nei due brani estratti da “The Mission” o in quelli relativi a “Nuovo cinema Paradiso”, ma in realtà il resto delle composizioni non è meno riconoscibile, proprio per il fatto che il compositore romano non si è legato esclusivamente ad un tipo di composizione. Certo, i brani d’atmosfera, capaci di partire quasi in sordina e aprirsi poi in larghi improvvisi, rimangono forse le vette insuperate della sua produzione: ma non sono meno suggestive le aperture western o composizioni atipiche come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. In conclusione, un lavoro che fotografa con attenzione il lavoro di Morricone e, nonostante qualche inevitabile mancanza, offre di quel lavoro un profilo di importanza storica.
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