«CHUCK - Chuck Berry» la recensione di Rockol

L'addio di Chuck Berry

"Chuck", l'ultimo album di una leggenda: la nostra recensione.

Recensione del 18 giu 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Chuck Berry è stato una delle figure più influenti nel costume sociale del novecento. Questa affermazione non è per nulla azzardata. E lo è ancora meno se affermata sulle pagine di un sito di informazione musicale. Il musicista venuto al mondo con il nome di Charles Edward Anderson Berry scomparso il 18 marzo scorso alla veneranda età di 90 anni è stato una delle figure più importanti per lo sviluppo del rock’n’roll – che a sua volta ha stravolto il corso della vita di molte generazioni - per come lo conosciamo oggi. Sia per la parte musicale che per quella testuale.

I suoi novanta anni Chuck li aveva compiuti lo scorso 18 ottobre 2016 e in occasione di sì importante traguardo aveva (sorprendentemente) annunciato che i lavori per il suo nuovo album erano praticamente giunti a conclusione e che nel 2017 avrebbe raggiunto il mercato il suo testamento musicale. La parola testamento è qui spesa a posteriori, ma sarebbe stata spesa anche se il musicista nativo di Saint Louis fosse ancora vivo e vegeto. Il precedente album di Chuck Berry, “Rock it”, infatti, risaliva, niente meno, al lontano 1979. Quell’annuncio, per chi ama la musica, è stato accolto come un anticipato regalo di Natale. O, meno prosaicamente, come la bella conclusione di una carriera lunga e leggendaria.

Perché di leggenda e di null’altro si parla quando si nomina l’autore di canzoni che la storia l’hanno scritta per davvero quali “Johnny B. Goode”, “Rock and roll music”, “Sweet little sixteen”, “Roll over Beethoven”, “Come on”, “Maybellene”, “Little queenie”, “Too much monkey business”, “My ding-a-ling”, “Memphis, Tennessee”, “Back in the U.S.A.”, “Carol” e moltissime altre ancora. Per non dire dell’altrettanto leggendario ‘duck walk’, il caratteristico passo che esibiva suonando la chitarra.

“Chuck” si compone di dieci brani inediti, otto scritti da Berry. Ad accompagnarlo la Blueberry Hill Band e tra le collaborazioni si annoverano figlio e nipote – rispettivamente Charles Berry II e III –più i contributi dei chitarristi Tom Morello e Nathaniel Rateliff (su “Big boys”) e Gary Clark Jr. (su “Wonderful woman”). E proprio con “Wonderful woman” che si apre il viaggio attraverso gli affascinanti territori che popolano l’album del commiato musicale di Chuck Berry. Chitarra, pianoforte, armonica. Le sonorità sono quelle di sempre, nulla da eccepire sulla voce. Nulla da eccepire su nulla. “Lady B. Goode”, poi, chiude l’ideale cerchio apertosi tempo fa nei pionieristici anni cinquanta. L’ascolto di “Chuck” riporta indietro nel tempo e del tempo l’ascolto fa perdere la cognizione. Come si stesse visitando un museo di vecchi giocattoli, di quelli che titillano la nostalgia e riportano ai piaceri dell’infanzia.

Dispiace solamente che Chuck non abbia tenuto duro ancora qualche mese e non sia arrivato a vivere fino alla pubblicazione di questo suo ultimo disco. Dispiace che non abbia potuto godere di un’ultima meritata salve di complimenti e affetto. Ma, forse, chi può dirlo?, da lassù, il vecchio che si sta godendo il meritato riposo dopo una lunga vita tutto vede e del tutto si compiace.

TRACKLIST

01. Wonderful Woman (05:19)
02. Big Boys (03:05)
03. You Go To My Head (03:21)
05. Darlin' (03:20)
06. Lady B. Goode (02:55)
08. Jamaica Moon (03:50)
09. Dutchman (03:47)
10. Eyes Of Man (02:27)
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