Recensioni / 04 mag 2017

Procol Harum - NOVUM - la recensione

"Novum" è il nuovo album dei Procol Harum

E dopo quattordici anni...un nuovo disco dei Procol Harum

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Paolo Panzeri
NOVUM
© Gazza Limited, exclusively licensed to Eagle Roc (Digital Media)

“Novum” è il quattordicesimo album di studio della carriera dei Procol Harum. Ma, soprattutto, è il loro primo album da quattordici anni a questa parte e, per la prima volta, non si sono avvalsi della perizia di Keith Reid per i testi dei brani. Il disco viene pubblicato esattamente a cinquanta anni dal 1967, anno in cui la band inglese guidata dal pianista Gary Brooker (unico membro ancora presente della formazione originale) pubblicò il loro eponimo esordio discografico. Un esordio con il botto se si pensa alla celeberrima “A whiter shade of pale”. Una canzone talmente perfetta da avere regalato ai Procol Harum la notorietà eterna. La band ha certamente vissuto il proprio periodo d’oro dalla fine degli anni sessanta fino alla metà degli anni settanta, quando si distinse tra le migliori formazioni di quel genere musicale che va sotto il nome di progressive. Di acqua sotto i ponti ne è passata davvero molta, ma la curiosità di scoprire come se la passa il 72enne Gary Brooker è tanta.

La storia del disco: Chi meglio del leader della band, Gary Brooker, può raccontare la genesi di “Novum”. “Tutto è nato nell’agosto del 2016. Questa formazione della band suona assieme dal vivo ormai da dieci anni, così abbiamo pensato che fosse giunto il momento non solo di salire sul palco ma anche di entrare in studio. Poi ci siamo resi conto che cadevano i cinquant’anni dalla nascita dei Procol Harum. E non si poteva far passare un anniversario del genere senza provare a fare qualcosa di nuovo”.

Come suona e cosa c’è dentro: “Novum” è un album compatto, un reale lavoro di gruppo che denota un buon stato di salute dei Procol Harum. Undici brani per quasi un’ora di musica che filano via con poche sbavature. Un album che ha decisamente poco a che spartire con il prog che li vide protagonisti tanti anni fa e al quale, inevitabilmente, vengono associati. Ora le sonorità virano verso un solido rock blues, dove chitarra e piano la fanno da padroni. Del resto i maturi Procol Harum targati 2017 hanno pochissimo a che spartire con i giovani Procol Harum che iniziarono la loro lunga cavalcata nel 1967.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga): Un banale motivo per ascoltare “Novum” è per rendere omaggio ai cinquanta anni di attività dei Procol Harum. Un altro motivo, altrettanto banale, risiede nei quattordici anni di silenzio discografico. La curiosità di ascoltare cosa hanno ancora da dire i Procol Harum nel 2017. Una volta ascoltato il disco, un terzo motivo, meno banale dei precedenti, è che è un disco piacevole. Nulla di indimenticabile, nulla di sconvolgente, nulla di geniale. Ma piacevole, quello sì.

La canzone fondamentale: Il brano che si distingue dagli altri è senza dubbio il primo singolo del disco, “Sunday morning”. Si distingue perché, pianoforte in primo piano, i Procol Harum tornano alle loro radici sinfoniche (“A whiter shade of pale” deve più di qualcosa a Johann Sebastian Bach) e si ispirano per questo brano al Canone del compositore tedesco di fine seicento Johan Pachelbel. Un Canone che è tra le composizioni classiche più saccheggiate dalla musica pop e rock da anni a questa parte.

TRACKLIST

01. I Told On You - (05:32)
02. Last Chance Motel - (04:48)
03. Image Of The Beast - (04:56)
04. Soldier - (05:28)
05. Don’t Get Caught - (05:12)
06. Neighbour - (02:46)
07. Sunday Morning - (05:28)
08. Businessman - (04:44)
09. Can’t Say That - (07:13)
10. The Only One - (06:10)
11. Somewhen - (03:47)