«UNREASONABLE BEHAVIOUR - Dj Laurent Garnier» la recensione di Rockol

Dj Laurent Garnier - UNREASONABLE BEHAVIOUR - la recensione

Recensione del 10 feb 2000

La recensione

Da uno dei DJ più famosi di Francia, dal fondatore (insieme a Eric Morand) di una delle etichette storiche della scena dance francese (la F Communication), un disco che lascia spiazzato chi ha seguito finora il percorso musicale di Laurent Garnier. Già, perché Laurent è sempre stato convinto assertore dei ritmi in 4/4 dell’house e della techno. Fino ad oggi sono sempre state queste le formule a cui si è affidato per sviluppare i propri brani. Questa volta invece Laurent, forse stanco del metronomico incedere dei 4/4 ha deragliato verso ritmiche breakbeat che lo avvicinano, in molti passaggi, a quel Nu Jazz ipotizzato e messo in pratica da etichette come Compost Records o da artisti come Michael Reinboth (che della Compost è il label boss). E’ un avvicinamento che ha la sua massima espressione in brani come “City sphere” e “The man with the red face” e che, come immediata conseguenza, porta Garnier ad allontanarsi dalla pista da ballo (il luogo dove era naturalmente portato a direzionare la sua musica) e pensare musica dance per il cervello, da ascoltare in quei salotti “digitali” che già anni fa (per la precisione nel 1992) avevano pensato i tipi della Warp. Proprio la Warp è sempre stato punto di riferimento irrinunciabile per Garnier. Ma questa volta la techno intelligente della Warp, anziché essere applicata alla formula dance della techno e dell’house, viene pensata con altri fini. Per questo allora, mai come in “Unreasonable behaviour”, la musica di Garnier, prosciugata del suo aspetto da “party”, da dancehall, risulta malinconica (eh sì, la malinconia è sempre stata una delle massime prerogative della Warp), notturna, ma proprio per questo, molto più efficace a livello emozionale. Oltre a ciò Garnier, seguendo forse le idee di Morand (il suo compagno d’avventura in F Communication), ha associato all’idea di musica elettronica sonorità che sanno di “organico”, che suonano non come samples e loop ma come veri e propri strumenti, suonati da una band in carne ed ossa. E’ un elemento che dà ancora più credibilità a un disco che già di per sé, nella fattura dei singoli pezzi, è di alta qualità. Ascoltare l’electro d’ambiente di “Greed”, la ballata malinconica di “Communications from the lab” o la techno disturbata di “Dangerous drive” (un brano in cui sicuramente viene a galla l’amicizia di Garnier con Mr Oizo) per credere.
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