«THE SKIFFLE SESSION - LIVE - Van Morrison» la recensione di Rockol

Van Morrison - THE SKIFFLE SESSION - LIVE - la recensione

Recensione del 09 feb 2000

La recensione

Lo skiffle è più simile di qualsiasi altro movimento musicale alla pop music; anticipò di qualche mese il rock’n’roll, e il suo maggiore esponente, Lonnie Donegan, ebbe per molto tempo la stessa popolarità - o forse una popolarità anche maggiore - di quella di cui godette il primo eroe inglese del rock’n’roll, Tommy Steele. La parola “skiffle” era stata usata, negli anni Venti, per indicare una sorta di jazz “rustico”, in cui gli strumenti professionali erano sostituiti da kazoo, assi per lavare (percosse con le dita calzate di ditali metallici, o con bacchette) e contrabbassi costruiti con manici di scopa e scatole di latta. In seguito, però, il termine fu utilizzato negli anni Cinquanta per indicare un breve intermezzo di musica folk nel corso di una serata di jazz in stile New Orleans. Il primo a istituire “skiffle sessions” in questo senso fu il direttore d’orchestra Ken Colyer. Timoroso che il pubblico non fosse in grado di sopportare un intero programma jazz, incaricava il suo banjoista, Lonnie Donegan, di eseguire - nel corso della serata - alcuni brani folk-blues (tratti prevalentemente dal repertorio di Huddie “Leadbelly” Leadbetter), accompagnandosi con la chitarra. Questi intermezzi erano tanto graditi dal pubblico che, quando Chris Barber lasciò l’orchestra di Ken Colyer per metterne in piedi una propria, portando con sé anche Lonnie Donegan, ne conservò le brevi sessions di folk-blues come parte dei suoi spettacoli.
“Rock island line”, originariamente incluso fra i brani di un album di Chris Barber, era oggetto di richieste così frequenti da parte degli spettatori dei concerti e degli ascoltatori della radio che fu pubblicato su singolo: e, nel maggio del 1956, “Rock island line” era primo nella classifica dei dischi più venduti in Inghilterra. Il successo di “Rock island line” spinse Donegan a lasciare l’orchestra di Chris Barber e a mettersi in proprio. Intanto lo skiffle spezzava i vincoli che ancora lo tenevano legato al jazz tradizionale, e diventava un fenomeno a sé stante. Nel giro di pochi mesi, lo skiffle era diventato una mania collettiva. In tutta l’Inghilterra, gruppi di skiffle nascevano numerosissimi, e molti esecutori raggiunsero livelli di popolarità impensabili per l’epoca. Era nato il primo movimento musicale inglese quasi pop; “inglese” non nelle sue fonti - che restavano quelle della musica folk dei negri americani) ma per il fatto che non aveva un precedente analogo dall’altra parte dell’Atlantico. Tanto che Lonnie Donegan fu il primo artista inglese ad affermarsi nelle classifiche di vendita americane: il 28 aprile del 1957 “Rock island line” era al sesto posto nella graduatoria dei dischi più venduti negli Stati Uniti.
Il 6 luglio del 1957 un ragazzo di quindici anni appena compiuti, un certo Paul McCartney, pedalava verso il sobborgo di Woolton, dove si teneva la festa estiva della chiesa di Saint Peter. I due speravano di trovare ragazze da corteggiare, attratte dall’esibizione di un gruppo di skiffle guidato da un amico di Ivan, un certo John Lennon. Lennon suonava la chitarra, Pete Shotton l’asse da lavare, Eric Griffiths la chitarra, Rod Davis il banjo, Colin Hanson la batteria, e Nigel Whalley il basso a manico di scopa. Quel gruppo si chiamava Quarrymen…
Ecco, adesso avete capito perché è stato chiesto a me di recensire questo disco. Che è la documentazione di due concerti tenuti il 20 e 21 novembre del 1998 al Whitla Hall di Belfast, per i quali si sono ritrovati sullo stesso palco Lonnie Donegan e Chris Barber, insieme a un personaggio assai più noto al pubblico del rock, Van Morrison. «Donegan è stata una delle motivazioni per le quali ho cominciato a fare musica. Il mio primo gruppo, gli Sputniks, fu un gruppo di skiffle» racconta Morrison nelle note di copertina, spiegando la ragione della sua partecipazione a questi concerti. Che, a dispetto della dose di nostalgia che aleggia nell’atmosfera, non hanno niente di malinconico o di rétro: anzi, la musica che i tre (spalleggiati da una eccellente band e dalla partecipazione straordinaria di Dr. John) propongono al pubblico di Belfast è frizzante e vivace, allegra e fresca a dispetto degli oltre quarant’anni trascorsi dallla skifflemania che precedette di qualche tempo la successiva, e ben più clamorosa, beatlemania. I Beatles, del resto, non rinnegarono mai le proprie radici skiffle: basta ascoltare “Love me do” - nel loro primo album - e “One after 909” (nel loro ultimo, “Let it be”) per riconoscere l’inconfondibile, essenziale, gradevole gusto dello skiffle; e “In spite of all the danger” (il brano firmato da McCartney e Harrison incluso nel volume 1 della monumentale “Anthology” beatlesiana, registrato su un frusciante 78 giri del 1958) è un pezzo tipicamente skiffle; così come lo è, pur tradendo l’innegabile influenza di Buddy Holly, “I lost my little girl” (reperibile in “Paul McCartney Unplugged - The official bootleg”), prima composizione in assoluto - 1956 - di Paul McCartney (lo stesso McCartney, a metà degli anni Sessanta, scrisse una strumentale appositamente per Chris Barber, “Catcall”). Se, dunque, siete fans dei Beatles; se apprezzate il folk e il blues; se stimate Van Morrison; se, più in generale, nella musica cercate l’immediatezza e la sincerità più che la tecnica e il “messaggio”, questo disco fa per voi. Suoni acustici e voci “popolari”, esecuzioni trascinanti a dispetto dell’età anagrafica dei tre protagonisti, canzoni che sono nella storia della musica del secolo che si sta chiudendo (“Midnight special”, che ricorderete anche nell’esecuzione dei Creedende Clearwater Revival; “Muleskinner blues”; “I wanna go home”, rifatta anche dai Beach Boys; la splendida “Goodnight Irene” già ripresa da Ry Cooder in “Chicken skin music”), autori che occupano pagine di enciclopedie della musica (Leadbelly, Woody Guthrie, Jimmie Rodgers): “The skiffle sessions” è più che un disco, è un imperdibile strumento di conoscenza (e una raccomandabilissima occasione di divertimento). Cercatelo.
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