«DON'T MIND IF I DO - Culture Club» la recensione di Rockol

Culture Club - DON'T MIND IF I DO - la recensione

Recensione del 28 dic 1999

La recensione

Pop. Ricordate questa parola? Gli anni ’50 ci hanno dato il “rock” e i ’60 il “beat”. Poi, dagli anni ’70 in poi è arrivata la madre di tutte le definizioni: pop, appunto. Palindromo di tre lettere, caro agli inglesi più che agli americani, più lenti a rinnovarsi - e quindi più legati alla tradizione country, soul, blues. Ma ogni decennio ha avuto un modo di fare pop. Nei primi anni ’80 c’erano, tra i tanti, New Order, Tears for Fears, Duran Duran, Frankie Goes to Hollywood, Wham, Bronski Beat. E in quell’era oggi saccheggiata dalle compilation “un colpo solo”, si confrontavano col pop persino gruppi come Clash e Cure, e si adeguavano alle nuove melodie spolverate di elettronica anche i vecchi monumenti come Rod Stewart, Elton John, David Bowie.
A che pro questa sbrodolata? Per ricordare che i Culture Club sono stati maestri (e arbiter elegantiarum) in un certo periodo. Se oggi potessimo tornare indietro, sapendo quanto ci ammanniscono nel 1999 radio ed Mtv, metteremmo la firma sotto una scaletta che vede, almeno un paio di volte al giorno, la dolce, negligente canticchiabilità di qualcuno che mette il suo cuore in una “Karma Chamelon” o “Do you really want to hurt me”. Erano canzoni con una loro grazia, cantate da una bella voce che riusciva a non renderle banali, ad allontanare l’odore di prefabbricato che domina in Britney, Boyzone e BSB (troppe B per non essere Banali). E poi ogni tanto ci scappava la piccola gemma, tipo “Victims”. Ma il gioco non ha retto a lungo. E per quanto negli ultimi anni Boy George abbia tentato di riciclarsi come dj alla moda, in questa lunga parentesi i soci del Culture Club non sono mai cresciuti: sono solo invecchiati.
L’inizio di “Don’t mind if I do”, a dire il vero, fa ben sperare: la partenza reggaeggiante di “I just wanna be loved” produce persino un po’ di eccitazione. Ma per il resto, fatta eccezione per “Your kisses are charity” (non a caso nata con le stimmate del singolo), c’è qualcosa che non torna. Il ragazzo O’Dowd ricorda Gloria Swanson nella drammatica (o comica, se volete) scena finale di “Viale del tramonto”. Siccome ci è sempre sembrato più intelligente di quanto voleva sembrare, il problema è anche nostro: ci aspettavamo qualcos’altro: maturità, non vecchiaia paludata - maturità anche nel fare musica pop, perché no. Da uno che ha vissuto quello che ha vissuto lui, avremmo voluto sentire qualcosa in più delle canzoncine di un tempo. Si chiama personalità: quella che Boy George ha sfoderato in un disco a nostro parere sottovalutato come “Cheapness and beauty”. Tornare nella casa dei giochi per recuperare un’innocenza che sappiamo perduta non è una strada facile, e ci si perde, infatti l’ex “ragazzo” (provare a chiamarsi “Man George”, forse?...). Ma qualche vibrazione nella sua voce ci spinge a guardarci bene dal darlo per finito. Chissà che, una volta archiviata la “reunion”, forse necessaria per riconciliarsi con la vecchia fiamma Jon Moss, George non tiri fuori dal cappello qualcosa di più interessante, magari trovando un partner con cui pensare al futuro e non solo al passato. Con un cappello talmente ampio, sarebbe il minimo.

Tracklist:

“I just wanna be loved”
“Cold shoulder”
“Maybe I’m a fool”
“Sign language”
“Mirror”
“Black comedy”
“Your kisses are charity”
“Weep for the child”
“See thru”
“Strange voodoo”
“Truth behind her smile”
“Fat cat”
“Confidence trick”
“Starman”
“Less than perfect”
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.