«THE DISTANCE TO HERE - Live» la recensione di Rockol

Live - THE DISTANCE TO HERE - la recensione

Recensione del 27 dic 1999

La recensione

Se il bicchiere fosse mezzo pieno, questo album dei Live sarebbe un disco più che buono, conferma evidente di qualità che il mondo aveva già avuto modo di assaporare appieno nel loro album del 1994, “Throwing copper”: i Live sono potenti quanto i loro colleghi Pearl Jam, protesi in avanti con una musica che fa dell’assalto frontale la sua unica forza, e sorretti da un gusto per le melodie che in questo album appare ancora più il tratto distintivo della loro proposta. E’ dall’iniziale “The dolphin’s cry” che si capisce dove si andrà a parare: canzoni rock buone già al primo ascolto, chitarre che nutrono e appassionano senza spaventare, ritmiche e arrangiamenti in definitiva tradizionali, testi impregnati di una spiritualità ‘naturalistica’ molto sentita, e qualche guizzo sonoro degno della famosa band di Athens chiamata R.E.M. (“Meltdown”). Nella sostanza un ascolto piacevole per lo sterminato popolo rock che non abbia dalla sua istanze puriste e accolga di buon grado anche un gruppo come i Live, capace di flirtare con la radio senza snaturare la propria essenza, assecondando in questo senso l’abile produzione di Jerry Harrison.
Se il bicchiere fosse mezzo vuoto, questo disco dei Live sarebbe un disco onesto e generoso, ma lontano ormai dall’imminente big bang della scena rock prossima ventura: come un meteorite scagliato ad anni luce dal suo nucleo originario, il gruppo di Ed Kowalczyk continua a mettere in musica il suo pianeta fatto di musica vicina a Pearl Jam, R.E.M., Bush, e insomma quel rock ‘animista’ e generoso deflagrato ormai all’inizio degli anni ’90. Le tentazioni melodiche evocano talvolta il fantasma di una scontatezza un po’ retorica (“The dolphin’s cry”, “They stood up for love”, ma si potrebbero fare altri nomi), e l’energia profusa a piene mani dal gruppo non riesce a cancellare l’impressione che, dopo 15 anni di carriera, i Live abbiano ormai saldato se stessi alla propria direttiva musicale in modo definitivo. Ragion per cui il brivido che arriva ogni tanto ascoltando “The distance to here” è un brivido che deriva dalla bellezza di ciò che già si conosce, piuttosto che di ciò che non ci si aspetta.
Se il bicchiere è mezzo pieno, è una bellezza di cui accontentarsi e godere, come da proverbio. Se è mezzo vuoto, si ha già voglia di qualcos’altro.
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