«COSMOPOLY - Andreas Vollenweider» la recensione di Rockol

Andreas Vollenweider - COSMOPOLY - la recensione

Recensione del 26 dic 1999

La recensione

In un certo senso, Andreas Vollenweider è un uomo d’altri tempi, così come la sua musica è musica d’altri tempi. C’è chi dice che è tutta uguale, new age music per chi sogna un maggior contatto con la natura e intanto si incatrama i polmoni nello smog cittadino; c’è chi intravede nel suono dolce della sua arpa una panacea a tutti i mali dello spirito. Chi si lascia intrigare dal versante mistico-esoterico di alcuni suoi riferimenti e chi ne sposa invece l’aspetto maggiormente naturalistico. Il risultato è che, se in parecchi non sanno collocarlo precisamente, sono in molti a sapere chi sia e cosa faccia Andreas Vollenweider. Le sue esplorazioni per arpa e ambiente proseguono decisamente con questo lavoro, assai ambizioso a partire dal titolo, e dedicato a tracciare una mappa musicale sui fili tessuti d’accordo con altri musicisti. Le session di registrazione si sono svolte improvvisando su dei canovacci armonici scritti da Volleinweider, sui quali ogni artista – compreso lo stesso arpista – si sono confrontati e ‘parlati’ strumenti alla mano. Il tutto si è svolto nella casa-studio di Vollenweider, in mezzo a bambini cresciuti in semicattività e teiere e caffettiere che andavano a ciclo continuo. Il risultato è un album di grande respiro, un viaggio musicale che si snoda sulla spinta di ospiti incredibili come Carlos Nuñez (flauto), Abdullah Ibrahim (piano), il Solis String Quartet (un celebre quartetto d’archi italiano), Bobby McFerrin, Djivan Gasparian (duduk), Carly Simon, Milton Nascimento. Un viaggio che all’occorrenza può scomporsi in tre ‘loop’, progettati e indicati dallo stesso Vollenweider in copertina: programmando le canzoni in diversi ordini determinati si ottengono tre percorsi differenti, ognuno fatto con alcune di loro: il primo (sunrise path) è indicato per l’ascolto mattutino, il secondo (hear and now trail) per lo svolgersi della giornata e il terzo (sunset road) per accompagnare il trascorrere delle ore serali. New age o non new age, Vollenweider continua a saper affascinare e a sorprendere.
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