Rockol - sezioni principali

Recensioni / 07 gen 2017

Ottone Pesante - BRASSPHEMY SET IN STONE - la recensione

Ottone Pesante: leggi qui la recensione di "Brassphemy set in stone"

A un anno dall’uscita dell’EP con cui si sono presentati al mondo, gli Ottone Pesante pubblicano il loro primo album, a conferma del fatto che non si trattasse di un progetto estemporaneo ne´ un divertissement...

Voto Rockol: 4.5/5
Recensione di Marco Jeannin
BRASSPHEMY SET IN STONE
SOLOMACELLO / TOOMI LABS (CD)

Ho lasciato passare del tempo tra il penultimo e l’ultimo ascolto di “Brassphemy set in stone”, giusto per farlo sedimentare e capire se le sensazioni più a pelle dei primi ascolti si sarebbero poi certificate dentro di me in quelli successivi. Diamo per scontato, ovviamente, che per affrontare gli Ottone Pesante e, nello specifico, il nuovo “Brassphemy set in stone”, servono ascolti; diciamo che questo non è un disco che fa dell’immediatezza la sua arma più affilata, per quanto nei dieci pezzi che il trio ormai consolidato trombone, tromba, batteria alias Bucci, Raineri e Mondini ci propone, la componente melodica non venga mai a mancare. Anzi, dirò di più: è proprio lavorando su di essa che gli Ottone Pesante sono riusciti a trovare la quadratura di un suono altrimenti troppo legato alle proverbiali sfuriate da cui i nostri hanno pescato il nome.

Ecco quindi che “Brassphemy set in stone”, arrivato al decimo, dodicesimo ascolto, mi ha confermato quanto già percepito le prime volte, e cioè che la band è solida e ha in testa un’idea creativa forte, radicale ma non ostica se gli si concede li spazio che merita. Il disco e` stato registrato in presa diretta (e come sennò?) in quattro giorni tra fine maggio e inizio giugno 2016, durante una pausa del lungo tour (novanta date alle spalle e altre decine in Italia ed Europa come sezione fiati aggiunta dei Calibro 35), al Deposito Zero di Forlì da Tommaso Colliva (non a caso) che l’ha poi mixato nel suo Toomi Labs di Londra. Io gli Ottone Penante li ho visti all’opera questa estate al Musical Zoo, ottimo festival bresciano situato in un castello. Qui, tra le quattro mura di pietra della cannoniera ci siamo virtualmente stretti la mano e la loro era ruvida, tesa, strabordante di energia. Ricordo di aver pensato: “Solitamente chi funziona così bene sul palco, è raro che abbia dischi altrettanto d’effetto”. Tanto per auto smentirmi, mi vien da dire oggi che quello che abbiamo tra le mani è un lavoro davvero efficace, che non perde un decimo in termini di forza rispetto al live e che può tranquillamente giocarsela con un po’ tutte le realtà del cosmo sperimentale e dintorni grazie alla sua essenziale trasversalità. Metal, jazz, prog…

Per come la vedo io, tolti i dischi che si pongono come nuovo capitolo di una discografia particolare (e di conseguenza hanno ragione d’essere in base ad un lavoro specifico non direttamente legato a un suono quanto più a un contesto), tutto il resto della musica trova una validità creativa e/o artistica quando osa o comunque si pone in qualche modo al limite. Già di base gli Ottone Pesante sono una band anomala, dalla forma poco italiana; da noi questo tipo di band non ha un seguito oceanico e forse non lo avranno mai, nonostante gente come Zeus, Zu e compagnia bella abbiano già ripetutamente dato prova valere più di tanti loro cugini stranieri: mi vien da dire peccato e per fortuna. Inoltre, sempre per restare in tema limite, gli OP di base hanno scelto come materia prima il Metal, che per tanti è ancora una cosa da pochi. E l’hanno lavorato. Metal che poi, si sa, vuol dire tutto e nulla: in “Brassphemy set in stone” si passa dal doom al grind, al trash, dai Meshuggah ai Dissection, legando il tutto attraverso la scrittura e la tendenza melodica, raffinando così la materia d’origine.

Chiudo segnalando quelli che sono i pezzi che più ho apprezzato di questa dichiarazione d’amore per un genere che io stesso amo, tenendo conto del fatto che tutto il disco si è guadagnato a priori la mia stima di fan vero. Consiglio “Brutal”, “Torture machine tool”, “Trombstone” e “Apocalips”: qui ci trovate quello che spero vi verrà voglia di cercare. “Brassphemy set in stone” è il disco che apre il mio 2017 e non poteva andarmi meglio. I ragazzi sono dei veri fuoriclasse.

 

TRACKLIST

01. Brutal - (02:59)
02. Nights Blood - (03:05)
03. Bone Crushing - (03:15)
04. Torture Machine Tool - (02:51)
05. Trombstone - (05:43)
06. Copper Sulphate - (02:05)
07. Pig Iron - (02:35)
08. Melodic Death Mass - (02:58)
09. Redsmith Veins - (03:15)
10. Apocalips - (03:45)