«BLACK LOVE (20TH ANNIVERSARY EDITION) - Afghan Whigs» la recensione di Rockol

Uno dei dischi più belli e sottovalutati degli anni '90: "Black love" degli Afghan Whigs

Torna in versione espansa un capolavoro rock, che già al tempo era fuori dagli schemi: la storia e la recensione di "Black love" degli Afghan Whigs.

Recensione del 05 dic 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se dovessimo fare un'ipotetica classifica dei dischi rock più sottovalutati degli anni '90, "Black love" degli Afghan Whigs sarebbe ben piazzato. Più di "Badmotorfinger" dei Soundgarden, di cui si parlava in termini simili giusto qualche settimana fa. Ma i Soundgarden, poi esplosero e ottennero il riconoscimento che meritavano. La band di Greg Dulli no: rimase un nome soprattutto per critici e fan. Una grande nicchia, ma pur sempre una nicchia. Non è un caso che questa ristampa di "Black love" in Italia sia uscita quasi sottotono. In Italia si trova solo in digitale, e non è neppure distribuita in versione fisica. Negli Stati Uniti ha suscitato un po' di articoli che ne ripercorrono la storia. Ma il tono è più meno sempre: "Sì, ok, grandi gli Afghan Whigs, ma è meglio 'Gentleman'".

Con il disco precedente, uscito nel '93, gli Afghan Whigs avevano provato a cavalcare a modo loro l'onda rock nata dal grunge - in fin dei conti, pur arrivando da Cincinnati, avevano iniziato incidendo per la SubPop. Recensioni entusiastiche, la band che guadagna una credibilità enorme. Ma con il senno di poi, era evidente che ciò che rendeva grandi gli Afghan Whigs era anche ciò che impediva loro di accedere al mainstream, pur essendo passati ad una major, la Elektra. Le canzoni di Dulli erano meno dirette, più articolate e infarcite di citazioni non proprio cool per un rocker (era innamorato della musica black), i testi lontani dal nichilismo esistenziale di Seattle. Dulli era ossessionato dal sesso e dalle donne: di quello parlava, nelle canzoni.

Quando esce "Black love", a marzo del '96, la bolla rock degli anni '90 sta scoppiando. Kurt Cobain si è già suicidato, i Pearl Jam lottano con i fantasmi del successo, i Soundgarden dopo pochi mesi, pubblicheranno l'atteso seguito di "Superunknown", "Down on the upside". Ma pochi mesi e collasserano, per tornare solo dopo quasi 15 anni.

Anche Dulli continua ad inseguire i suoi fantasmi e i suoi sogni. C'è quello di fare un film noir: il progetto fallusce, ma le canzoni diventano questo disco. Un capolavoro, per quello che mi riguarda, uno dei dischi che più ho amato in quel decennio, e che continuo ad ascoltare con regolarità.

Il crescendo dell'inizio con "Crime scene part one" porta ad una sequenza di canzoni che uniscono il rock dritto ("My enemy", la più vicina a "Gentleman", o "Honky's ladder"), a quel gioco sulla ritmica solo agli Afghan riusciva (ascoltatevi "Going to town" - poi ascoltatevi "La vedova bianca" degli Afterhours - non è un caso che Dulli e Agnelli siano diventati amici fraterni).  

Ci sono le vecchie passioni di Dulli: "Blame etc." ha un'inizio funky che sembra uscire dal Philly Sound degli anni '70, per poi aprirsi in un rock davvero memorabile. Per non parlare dei momenti più intimi ("Step into the light" e "Night by candlelight"). Il finale è da brividi: "Faded", 8 minuti di devastante intensità.

Tutte cose che al tempo non verranno apprezzate: recensioni tiepide, vendite scarse, una lite con la Elektra, delusa dai risultati. La band approderà alla Sony, inciderà ancora un disco, "1965", per poi sparire. Si è ritrovata un paio di volte, una nel 2006 per incidere due inediti per una raccolta. La seconda nel 2012: tour e concerti, ma con Rick McCollum (il chitarrista e buona parte del sound del gruppo) che se ne va prima di incidere il nuovo album "Do the beast". Ora il chitarrista Dave Rosser (con Dulli dai tempi dei Twilight Singers, la band che successe ai Whigs) ha un tumore inoperabile. Per supportarlo la band terrà tre concerti con l'esecuzione per intero di "Black love" a dicembre. Poi chissà cosa succederà.

La ristampa rende giustizia a questo capolavoro? Sì e no. Lo riporta giustamente al centro dell'attenzione, dopo anni, almeno tra gli appassionati rock. Ma in questa edizione non c'è molto materiale aggiuntivo. Il primo disco è la versione rimasterizzata. Il secondo contiene 9 brani di cui uno solo veramente degno di nota: la cover piano e voce di "Regret" dei New Order, spogliata del suo tiro elettrorock, resa intima dalla voce imperfetta e sbilenca di Dulli. C'è un demo voce e piano elettrico di "Faded" (interessante, ma meno intenso nella sua semplicità). E ci sono molti bozzetti sonori, jam strumentali, e poco più.

Ma al di là di questi (non) trascurabili particolare, "Black love" rimane un capolavoro assoluto. E questa è l'occasione giusta per (ri)scoprirlo..

 

TRACKLIST

#1
01. Crime Scene Part One - Remastered (05:59)
02. My Enemy - Remastered (03:11)
03. Double Day - Remastered (04:39)
04. Blame, Etc. - Remastered (04:12)
05. Step Into The Light - Remastered (03:40)
06. Going To Town - Remastered (03:17)
07. Honky's Ladder - Remastered (04:16)
08. Night By Candlelight - Remastered (03:41)
09. Bulletproof - Remastered (06:37)
10. Summer's Kiss - Remastered (03:55)
11. Faded - Remastered (08:24)

#2
01. Go To Town (Acoustic Version/Mix) (02:49)
02. Leaving Town Mix 1.0 (01:37)
03. Faded - Demo (06:00)
04. Regret (04:01)
05. Crime Scene Part II Mix 1.1 (with Scratch Vocals) (03:21)
06. Mick Taylor Jam (04:45)
07. Wynton Kelly Jam (02:05)
08. I Often Think of You (02:15)
09. Staring Across The Water (02:54)
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