«UP - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - UP - la recensione

Recensione del 23 ott 1998

La recensione

Le prime dichiarazioni di Stipe sul nuovo album indicano che, come mai prima d’ora, in "Up" i R.E.M. esplorano il conflitto tra scienza e spiritualità (e l’autore cita a supporto "Hope").
Troppo poco, in realtà.
Adesso che è finalmente arrivato, abbiamo due certezze: che anche stavolta i ragazzi hanno saputo coglierci di sorpresa, dimostrandoci che tanta attesa era giustificata; e che a noi tutti servirà del tempo per scoprire e rivoltare le pieghe di un disco imprevedibile.
Un anno fa, di questi tempi, Bill Berry lasciava i R.E.M.. Una decisione inattesa, la sua, che, tra l’altro, giungeva proprio mentre il gruppo provava le canzoni per il nuovo album: una quarantina di brani che avrebbero probabilmente preso altre direzioni e forse oggi suonerebbero in maniera diversa. Non lo sapremo mai: i R.E.M., esattamente al contrario dei Led Zeppelin in circostanze analoghe (ma più tragiche e irreparabili: "Bonzo" era morto per sempre), decisero di continuare, comunque. Nel 1998 non li vedremo in un vero e proprio tour e ci sarà da attendere un paio d’anni per valutare appieno l’impatto della fuoriuscita del loro batterista dalla formazione: ciò che tecnicamente pare una perdita sanabile, infatti, può avere sconvolto - per il meglio o per il peggio - la chimica del gruppo.
Con "Up", che ha un "mood" diverso da tutto ciò che era logico associare alla band fino ad oggi, è come se i R.E.M. avessero colto al volo l’opportunità unica di fare per la prima volta dopo una ventina d’anni dalla loro nascita e dopo una decina dall’inizio di una popolarità planetaria, esattamente ciò che volevano. Bill Berry viene sostituito degnamente dal batterista di Beck, Joey Waronker, e - alle percussioni - da Barrett Martin degli Screaming Trees (e dei Tuatara, seconda band di Buck); ma, logicamente, è saltata la struttura consolidata della sezione ritmica. E così, oltre che al basso, Mike Mills si dedica anche a chitarre e tastiere, mentre Buck abbandona a tratti le sei corde per rimpiazzare Mills; in "Why not smile" e in "I’m not over you", è il turno di Stipe di strimpellare la chitarra. Sono elementi, questi, solo apparentemente accidentali; in realtà, aiutano a interpretare la diversità di "Up", un disco con un suono e un umore inconsueti, da scoprire e da capire con calma (sarà interessante, a posteriori, osservare la reazione dei fans rispetto ad un momento di così forte discontinuità).
L’album apre con "Airport man", piccolo viaggio onirico e ovattato, di fatto una vera e propria "intro" staccabile dal corpo dell’opera e piazzata lì per avvertirci che cammineremo su territori sconosciuti. In "Up", infatti, non ritroviamo mai il suono compatto di una band che suona a memoria (a prescindere dagli stili che ha desiderato evocare, album dopo album); al contrario, siamo di fronte a tanti percorsi diversi che, alla fine, si uniscono e indicano la stessa direzione. "Lotus", ottima e incalzante, ci propone una sorta di R.E.M. al rallenty, volutamente dominati dal gioco tra percussioni e batteria elettronica; il brano, ingannevolmente, lascerebbe intuire che ‘siamo alle solite’; in realtà, come premesso, andremo altrove. Con "Suspicion", inaspettatamente, pare di entrare in casa Lennon, e Michael Stipe, che di beatlesiano non ha la fama, sembra a proprio agio, al punto da insistere su questo filone anche quando arriva il turno di "At my most beautiful". Grande, grandissimo Stipe: romantico, minimale, lascia che i suoi compagni di band galleggino su una melodia di una bellezza unica, in quello che è il migliore episodio del disco. E vorremmo citare anche "Sad professor", con i suoi ritmi "frenati" e le sferzate di chitarre distorte, a fare da contrappunto.
Tra i membri dei R.E.M., Stipe è quello che pare il più uguale a se stesso, godendo - in veste di autore - della maggiore libertà; la prima, piacevole impressione (che anche i suoi colleghi condividono) è che le liriche continuino a migliorare; il livello di interpretazione è, ormai, un marchio di fabbrica, inimitabile. Con la dissoluzione della sezione ritmica, invece, Buck si è praticamente reinventato, almeno per quanto ci è dato di ascoltare in "Up": non ci riserva più lo stile essenziale ma personalissimo che tanto bene concilia gli accordi con gli assoli; al contrario, abbondano gli arpeggi e assume maggiore peso la melodia.
"Up" non sarà portato in tour perché è un episodio fortemente meditativo. La decisione dei R.E.M. in merito, pare perfetta. E quindi, come suggerisce Mike Mills, quest’anno li ascolteremo volentieri in cuffia.
Tracking list
Airportman
Lotus
Suspicion
Hope
At My Most Beautiful
The Apologist
Sad Professor
You're In The Air
Walk Unafraid
Why Not Smile
Daysleeper
Diminished
Parakeet
Falls To Climb

R.E.M. Rock Up
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.