«57TH & 9TH - Sting» la recensione di Rockol

Il ritorno al rock di Sting: ecco 57TH & 9TH

Finalmente. Basta madrigali, musical, opere sinfoniche. Si torna alle canzoni-canzoni. Sting ha ripreso in mano basso e chitarra. La recensione

Recensione del 12 nov 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il "ritorno al rock" è una storia che sentiamo spesso nella musica. Ma "57TH & 9TH", il nuovo disco di canzoni inedite dell'ex leader dei Police, non è solo questo. E non è neanche il "ritorno ai Police", come si potrebbe pensare ascoltando il singolo "I Can't Stop Thinking About You", che rimanda a quel mondo. E' molto di più, ed è una storia diversa.

Poche carriere sono state eclettiche e, per certi versi, dispersive, come quella solista di Sting. All'inizio incorporava le sue passioni e influenze esterne al pop-rock dentro alla forma canzone e alla sua musica. "Bring on the night", l'album dal vivo del 1986, è forse la cosa più bella di inizio carriera, per la stupenda fusione tra rock e jazz, la maestria strumentale, ma mai senza perdere di vista le canzoni. 

Poi, nel nuovo millennio: madrigali, album sinfonici, musical dedicati all'industria navale, e così via. E tanta, tanta noia.

In mezzo, da qualche anno, la riscoperta dal vivo del vecchio sound, con il tour con Paul Simon e da solo. E finalmente questo album, che è il seguito di "Sacred love", del 2003, ultimo album di canzoni-canzoni. Teoricamente, nella forma. Perché Sting, da solista, non ha mai fatto un disco così dritto e chitarristico.

Certo, il primo singolo è "Police revisited", e anche la chitarra che apre "Down down down". Ma a colpire di più sono i riff di "50.000" - una canzone sulla mortalità delle rockstar, "Another of our comrades taken down/We create the gods we kill (...) Rockstar don't ever die, they only fade away", uscita nel giorno della morte di Cohen - quello ancora più dritto di "Petrol head", o l'arpeggio di  "Pretty Young Soldier".

Poi, certo, Sting cede alle vecchie passioni: "Heading South On The Great North Road" sembra uscire da "The last ship". "Inshallah" è l'erede di "Desert rose", "The empty chair" sembra scritta dall'amico Paul Simon. Ma il risultato finale è che "57TH & 9TH" è l'album più fresco, immediato della carriera solista di Sting. Si fa ascoltare che un piacere, ed è un piacere sentire quella voce e quella penna confrontarsi con ciò per cui l'abbiamo conosciuta e amata.

Bentornato. Finalmente.

TRACKLIST

02. 50,000 - NEW Version (04:17)
03. Down, Down, Down (03:48)
04. One Fine Day - NEW Version (03:14)
06. Petrol Head (03:32)
09. Inshallah (04:56)
10. The Empty Chair (02:49)
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