«LA DISCOGRAFIA RAGIONATA - Leonard Cohen» la recensione di Rockol

La discografia ragionata di Leonard Cohen

Una guida agli album del grande cantautore scomparso, dall'esordio all'ultimo "You want it darker"

Recensione del 11 nov 2016 a cura di Redazione

La recensione

In memoria di Leonard Cohen, ripercorriamo la sua discografia in maniera ragionata, cone le schede di ogni album, estratte dal "Dizionario del Pop-Rock" di Enzo Gentile ed Alberto Tonti, (per gentile concessione di Zanichelli).

Avvicinatosi alla poesia a metà degli anni 50, fin dai tempi dell'Università a Montreal, Leonard Cohen (1934) lavora sulla canzone a partire dal 1966, raccogliendo immediati, entusiastici riscontri. La sua vita appartata e discreta trova modalità d'espressione anche nella parola scritta e nella pittura. Ebreo approdato al buddhismo, la sua potente spiritualità ha attraversato decenni di canzoni ad altissimo livello. Il figlio Adam ne ha seguito le orme.


The Songs Of Leonard Cohen (Columbia) 1968 – blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar
Dopo aver pubblicato raccolte di poesie e un paio di romanzi molto apprezzati, ‘The Favourite Game’ (1963) e ‘Beautiful Losers’ (1967), il canadese Leonard Cohen debutta con un ottimo disco, che già traccia con precisione il clima caro all'artista: canzoni intense, rigorose, scarne, senza orpelli, dove comandano i testi e la voce profonda dell'autore. Il severo controllo sulla forma e sui contenuti è il valore primario su cui poggia la produzione di Cohen: che qui snocciola alcune ballate fondamentali del suo repertorio, Suzanne, So Long Marianne, Sister Of Mercy.


Songs From A Room (Columbia) 1969 – blackstar blackstar blackstar blackstar 
Personaggio ormai popolare, di mercato, che rifugge però le luci della ribalta, Cohen radicalizza il suo linguaggio da chansonnier, per nulla preoccupato delle mode. Registrato a Nashville, in ossequio al vecchio amore per il Country & Western, l'album contiene almeno un capolavoro, Bird On The Wire.


Songs Of Love And Hate (Columbia) 1971 – blackstar blackstar blackstar blackstar 
Refrattario all'eccessiva esposizione e alle leggi del business, Cohen distilla altre 9 canzoni dalla veste austera, con strumentazione e arrangiamenti ridotti all'osso e un tono serioso. Le sue sono poesie con accompagnamento musicale: spiccano Famous Blue Raincoat e Joan D'Arc, qualche anno più tardi tradotta in italiano da Fabrizio De André


Live Songs (Columbia) 1973 –  blackstar blackstar blackstar 
Cohen non è uomo da palcoscenico, affronta i concerti con disagio e reticenze: lo si avverte nell'album dal vivo, che agguanta registrazioni europee del 1970 e del 1972.


New Skin For The Old Ceremony (Columbia) 1974 – blackstar blackstar blackstar 
Sono anni che Cohen trascorre in gran parte rifugiato sull'isola greca di Idra: ne soffre la produzione, rarefatta, pur con qualche colpo d'ala. Come Chelsea Hotel, dolorosa cronaca di un incontro con Janis Joplin.


Death Of A Ladies' Man (Columbia) 1977 – blackstar blackstar 
Sotto le attese, nonostante le forze in campo: produzione di Phil Spector. Bob Dylan e Allen Ginsberg ai cori.


Recent Songs (Columbia) 1979 – blackstar blackstar blackstar 
La pasticciata collaborazione con il produttore Phil Spector non ha dato i frutti sperati: le 10 nuove canzoni hanno migliore fortuna, con una musicalità più varia e articolata, tra tastiere, fiati, sezione d'archi e perfino un'orchestra mariachi.


Various Positions (Columbia) 1985 – blackstar blackstar blackstar blackstar 
Le lunghe pause tra un disco e l'altro aumentano l'attesa, il peso e il carisma di Cohen: il quale mette a fuoco, anche musicalmente, il suo mondo con stupefacente acutezza. Dance Me To The End Of Love, Hallelujah, If It Be Your Will sono i punti salienti, cui contribuisce anche la bella voce di Jennifer Warnes.


I'm Your Man (Columbia) 1988 – blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar  
Il lavoro di un gentiluomo, che ha fatto della meditazione, della riservatezza, della ritrosia, il suo codice di comportamento. L'album è molto godibile anche nella distribuzione dei suoni: lunghe e agrodolci canzoni, eseguite in scioltezza con l'eleganza del caposcuola, da First We Take Manhattan a Ain't No Cure For Love, da I'm Your Man a Tower Of Songs, amare, ironiche, emozionate. È la stagione più incisiva di Cohen, che accetta di tornare a esibirsi dal vivo, in un tour di altissimo livello, da cui viene tratto un bel documentario per la TV e l'home-video.

The Future (Columbia) 1992 – blackstar blackstar blackstar blackstar 
La squadra che attornia e sostiene Cohen è folta e ben attrezzata: stimati session men e la produzione divisa tra sei persone conducono a un disco solido e scorrevole, che non rischia di adagiarsi, né di arenarsi su testi scomodi, apocalittici. L'artista non è mai accomodante, la sua prova è ancora maiuscola.

 Field Commander Cohen Tour Of 1979 (Columbia) 2001 – blackstar blackstar blackstar blackstar 
Uno splendido recupero che evidenzia la grazia di Leonard in un'epoca avara di soddisfazioni. Dal vivo, all'Hammersmith Odeon di Londra, nel dicembre '79, con l'accompagnamento dei texani Passenger. In scaletta non solo hit: Cohen evita l'ovvio e svela mirabili pagine “minori”,The Smokey Life, The Gipsy's Wife.

Ten New Songs (Columbia) 2001 – blackstar blackstar blackstar 
Abbandonato il monastero che aveva eletto a residenza nel 1994, Cohen a sorpresa torna in studio: con lui Leanne Ungar, produzione, e Sharon Robinson, voce e coautrice. Un disco onorevole, ma pallido, con la voce del maestro chiamata a salvare canzoni lievemente monotone e fiacche: una formula fin troppo piatta nel suo rigore minimale, che non fa il gioco di Leonard.

Dear Heather (Columbia) 2004 - blackstar blackstar blackstar 
Un lavoro di transizione, tra arrangiamenti a tratti frustranti, sprazzi di genio e un taglio lievemente noir che aggiunge fascino. Sentimento e intensità come in The Letter o Tennessee Waltz, mentre On That Day è una fotografia post 11 settembre che rivela tutta l'umana fragilità dell'autore. L'altra faccia del disco induce a puntare il dito su arrangiamenti stilizzati e suoni sciatti che rischiano di sabotare le migliori intenzioni.

Live In London (Columbia) 2009 - blackstar blackstar blackstar blackstar 
Registrate alla 02 Arena nel luglio 2008, le due ore e mezza dello show al completo: una sorta di best ragionato. Leonard non si discute, si ama.

Live At The Isle Of Wight 1970 (Columbia) 2009 -blackstar blackstar blackstar blackstar 
Il concerto organizzato per rispondere dalla Gran Bretagna al formidabile raduno di Woodstock: 18 canzoni, apertura con la raffinata, ispiratissima Bird On The Wire. Anche in DVD.

Songs From The Road Columbia  (Columbia) 2010 -blackstar blackstar blackstar blackstar 
Le ballate senza tempo, sussurrate da un vecchio saggio: le diverse tappe del tour mondiale ci portano sui palchi di Tel Aviv, Glasgow, Londra, Helsinki, Manchester e poi in Svezia, California, Germania. Senza novità, ma splendido.

Old Ideas (Columbia) 2012 – blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar 
A otto anni di distanza dal precedente lavoro di inediti, Cohen ritorna con stile e qualità: più profondo e conturbante che mai, riflessioni a spaziare tra filosofia e poesia, tra morte e speranza. Il senso della vita secondo un totem della canzone d'autore. La sospensione dalle tensioni del mondo in una sorta di confessione laica, come segnalato da Show Me The Place. L'inizio di Going Home commuove e Amen è una preghiera, folgorante anche per i miscredenti. Così canteremo lassù, nell'alto dei cieli?

Popular Problems (Columbia) 2014 –blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar 
Il regalo per i suoi ottant'anni esteso al popolo dei devoti e di chi farebbe ancora in tempo a scoprirne la maestosa poesia di canto e di scrittura. Firmato quasi tutto in compagnia del produttore Patrick Leonard, il disco è una perfetta esemplificazione di come vada trattata la fragile materia della musica popolare. Esteta capace di raccontare e diffondere rara bellezza, la raccolta di Cohen è un prodigio di equilibrio, potenza, profondità, con i versi miscelati in una soluzione di estatico equilibrio, dove tutto si muove istruito dal magic touch della voce, mentre con un tocco di blues strisciante, gli strumenti e i musicisti danzano leggiadri tutto intorno. Slow, My Oh My, You Got Me Singing resteranno nei piani alti della canzone dei nostri tempi.

Live In Dublin (Columbia) 2014 - blackstar blackstar blackstar blackstar 
Ancora un album dal vivo, dopo quello di Londra di pochi anni prima e a due mesi dall'uscita dell'ultimo disco d'inediti. Cohen (forse ancor più i suoi discografici) è un vulcano d'idee e manifesta una sana voglia di contatto col pubblico, accompagnato da una delle sue band live migliori di sempre. Per la prima volta decide di pubblicare uno show intero di quasi tre ore: perfetto per chi non ha avuto l'opportunità di parteciparvi di persona. Ottimo, anche se gli arrangiamenti molto simili al precedente fanno venire un po' meno l'effetto sorpresa.

You want it darker (Columbia) 2016 - blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar 

Il capitolo finale, pubblicato poche settimane prima della scomparsa, un nuovo capolavoro, a partire dalla title-track, incisa con un coro ebraico. Un disco di riflessioni su vita e mortalità che oggi assumono un significato ancora più profondo

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