«ALL BRIGHT ELECTRIC - Feeder» la recensione di Rockol

Feeder - ALL BRIGHT ELECTRIC - la recensione

Recensione del 12 ott 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

A volte sono proprio i percorsi più tortuosi a rendere un gruppo o un artista davvero interessante. Il caso dei Feeder è a questo proposito esemplare. Negli anni ’90 nel mercato discografico imperversavano le band brit-rock. I gallesi (allora tre, prima del suicidio del batterista Jon Lee) ai tempi di “Polythene” scelsero una precisa identità fatta di suoni aspri e di orientamento hard rock, restando sì nella semi oscurità ma guadagnandosi una fetta di pubblico fedele e il rispetto della critica. Nel corso degli anni i loro pezzi si sono addolciti, il sound si è immerso in una patina di pop punk vagamente intimista, la fama aumenta fino ad conquistarsi il ruolo di gruppo di supporto di alcuni giganti della musica (tra tutti spiccano i nomi dei Rolling Stones, R.E.M., U2 e Coldplay), ma tradendo in parte quella fetta di appassionati che apprezzavano le loro tinte più crude. Dopo un ritorno alle rispettate radici con “Silent cry” (nel 2008), i Feeder subiscono una nuova defezione: il batterista Mark Richardson torna agli Skunk Anansie. Altro giro altra corsa: siamo nel 2012, con le sonorità nuovamente più contenute di “Generation freakshow”, prima di dichiarare una pausa fino a data da definirsi.

Quindi eccoci qui, quattro anni dopo e con otto album alle spalle, e sembra che i Feeder abbiano ancora qualcosa di interessante da portare, e lo dicono a gran voce con “All bright electric”. A questo album è sottesa la cifra dell’energia, che si concretizza in sonorità oscure e in alcuni casi minacciose, come nella malinconica “Eskimo” o nella carica apocalittica del singolo “Universe of life”.

Grant Nicholas, voce e chitarra del gruppo, ha affermato che per la stesura di questo pezzo di apertura dell’album ha immaginato di lanciarsi con il paracadute e di guardare dall’alto la follia del mondo, mentre l’adrenalina pompa nel sangue: e questa è un po’ la sensazione di vuoto e inesorabilità che si percepisce dall’ascolto del brano. Il disco tocca picchi di forza del suono, come nella granitica “Geezer”, nei tocchi quasi metal di “Davide the minority”, nella rabbiosa “Paperweight”, o nella bella “The impossible” dal ritmo coinvolgente che ricorda quasi lo stile dei Muse.

Non mancano tuttavia i momenti di quiete accorata, esemplificata bene da ballad come “Oh Mary” o da “Another day on Earth” che chiude il disco con una lunga prima parte tutta concentrata su piano e voce. Completano la versione Deluxe tre tracce saporite ma che non apportano fondamentalmente alcuna novità a un disco che si mostra già completo a sufficienza.

I Feeder sembrano essere tornati alle loro radici ancora una volta, ma con quel tanto di oscurità che smorza la vena nostalgica della band, pronta a tornare in sella.

TRACKLIST

01. Universe Of Life (03:42)
02. Eskimo (03:48)
03. Geezer (03:53)
04. Paperweight (03:18)
06. Oh Mary (03:10)
07. The Impossible (03:57)
09. Angels And Lullaby's (03:08)
10. Holy Water (03:37)
11. Hundred Liars (04:21)
13. Slint (03:17)
14. Eyes To The Sky (03:29)
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