«NON CE LA FARAI, SONO FEROCI COME BESTIE SELVAGGE - Cabeki» la recensione di Rockol

Cabeki - NON CE LA FARAI, SONO FEROCI COME BESTIE SELVAGGE - la recensione

Recensione del 04 ott 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge” è uno di quei dischi che rientrano nella categoria album fatti apposta per me. Come tutti, anch’io ho generi preferiti e tra questi metto sicuramente il post rock, il folk, la musica sperimentale di qualsiasi tipo, i neoclassici, il post hardcore, l’hardcore, l’indie rock americano… Un disco come “Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge”, strumentale, post rock, blues, jazz, folk, elettronico e sperimentale, non può quindi che farmi contento. Cabeki è il nome scelto da Andrea Faccioli, chitarrista/compositore veronese noto per il suo parco collaborazioni piuttosto ampio e invidiabile (Da Damo Suzuki ai Baustelle, con cui sarà in tour l’anno prossimo, passando per i Julie’s Haircut e Vasco Brondi), meno per i suoi lavori editi appunto come Cabeki. E spiace perché con questo nuovo album arriviamo a quota tre, e tutti hanno parecchio da dire. Faccioli è un polistrumentista, compositore, arrangiatore e, dulcis in fundo, costruisce gli strumenti che poi utilizza per comporre e suonare (vedi l’arpa battente di “Disarmo”). “Non ce la farai...", il suo nuovo lavoro, è un saggio di musica strumentale, brani palesemente nati da e per la sei corde acustica e lavorati fino a diventare qualcosa di più ricco e complesso; piccole… estemporanee cinematiche? E se ragionassimo il disco come se fosse un film, capiremmo che ogni scena vive di vita propria; nasce, cresce e muore per poi ricominciare da capo.

Episodi/Pezzi che tradiscono una certa ansia fondamentale, un moto primordiale che genera una serie di sensazioni veicolate dagli ottimi arrangiamenti che Faccioli imbastisce con gusto e abilità. Gli archi vanno così a fondersi su texture elettroniche. Gli strumenti a corda ai fiati e percussioni, il tutto per creare una sensazione, trasmettere un unico messaggio solo vagamente criptato: non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge. Serve allora una chiave per decodificare il codice e questa altro non è che il libero ascolto dello stesso. Ascoltare e ripetere. Recentemente ho avuto la fortuna di vedere il nuovo film documentario di Andrew Dominic su Nick Cave. Tra i tanti temi affrontati (la musica, l’amore, la morte del figlio, il nuovo disco), ma uno in particolare mi ha colpito. Cave parla del suo bisogno di un nuovo tipo di narrazione, non necessariamente lineare. Lui ne parla a modo suo, con quella tonnellata di carisma che ricopre lentamente, denso e zuccheroso, ogni cosa che pensa o dice; arrivato ad ascoltare il nuovo disco firmato Cabeki ho ripensato a quelle parole, al concetto di narrazione non lineare, e ho trovato dei punti di contatto. Perché gli stimoli che può dare un disco come “Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge” non hanno una vera continuità se non nei confini del pezzo stesso, e questo ti porta a fare collegamenti, a far lavorare la testa, e trovo che questo sia un grandissimo pregio quando si parla di musica. Non è solamente una questione di emozioni: c’è bisogno di qualcosa diverso, qualcosa d’interessante, e questo disco lo è. Per dire: tutti e dieci i brani di “Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge” saranno ri-arrangiati per poter essere suonati live in solo da Cabeki. Grazie all’utilizzo di un’app della Moog per iPad suonata con i piedi tramite un’apposita pedaliera e una loop station collegata a chitarre acustiche e zither, li eseguirà` dal vivo senza l’ausilio di basi pre-registrate o sequenze.

A posto così.

TRACKLIST

01. Disgelo (03:10)
02. Prima luce (03:47)
03. Umanità (03:59)
04. La vetta (03:19)
05. Passaggi (02:38)
06. Disarmo (01:34)
07. Cromo (02:58)
08. Falia (04:33)
09. Affiora (03:34)
10. Ultima luce (03:48)
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