«22, A MILLION - Bon Iver» la recensione di Rockol

Bon Iver - 22, A MILLION - la recensione

Recensione del 26 set 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ne è passato di tempo da quando Justin Vernon era un solitario rinchiuso in una capanna del Wisconsin, a medicarsi le ferite di un amore finito male con la musica, in mezzo al nulla. Sono passati molto più dei 9 anni che separano "For Emma, Forever Ago" da questo "22, a million". Bon Iver è diventato, con soli due dischi, uno dei nomi più amati e stimati del rock contemporaneo, uno di quelli in grado di mettere pressoché tutti d'accordo. La sua musica si è evoluta, e i suoni di questo terzo disco sono lontani dal minimalismo quasi-folk con cui ha iniziato, e a cui si sono fermati quasi molti altri cantautori di quella generazione.

Un semiologo, anche il più esperto, impazzirebbe nel tentare di intepretare tutti i simboli in copertina di questo terzo album, così come la tracklist, scritta in maniera quasi incomprensibile - talmente incomprensibile che capiterà spesso che non vengano decifrati o scritti sbagliat (anche qua: il nostro sistema non li riconosce e li legge come "??" o "88"). 

 Ma il simbolo che ricorre di più, seppure in maniera modificata è il tao, l'unione di ying e yang: il movimento che unisce gli opposti creando armonia, secondo la filosofia cinese. Il tao più grosso diventa un quadrato spigoloso. In un altro, più piccolo, acquisice una terza parte e rimane di un colore solo: è fatto della stessa materia.

Alla fine, il simbolo è davvero quello giusto: "22 a milion" è un'unione armonica e stupenda di opposti: la fredda tecnologia e la passione di un autore capace di sviscerarsi come pochi nelle sue canzoni. Ci sono dei momenti, nell'album, in cui ti chiedi se il tuo computer non funziona, o se ti sta arrivando un messaggio: la voce si allontana, si sente un rumore digitale in lontananza. "10 d E A T h b R E a s T ? ? –" parte con un beat campionato quasi rumorista su cui entra la voce filtrata, già usata abbontantemente nell'allbum precedente, che diventa protagonista in "715 - CRSSKS", è così via.

E' un album a tratti dissonante, in cui si inseriscono sprazzi di melodie aperte e trovate geniali. L'inizion con "22 (OVER S88N)", e quel mantra "It might be over soon" su un tappeto di voci campionate, è pura poesia: "Dove cercherai delle conferme? Arriveranno mai? Così, mentre sono qua in piedi alla alla stazione, potrebbe tutto finire presto". E' una sorta di gospel per il nuovo millennio che unisce la voce di Vernon, cori black, chitarre, il sax di Colin Stetson. il cerchio, si chiude con "00000 million", la canzone che con la prima compone il titolo dell'album: una ballata minimale per piano, voce e poco altro, che arriva dopo un percorso tortuoso, ricco di suggestioni, a tratti anche inquietante.

E' Bon Iver, è immediatamente riconoscibile. Ma è completamente diverso, spariglia le carte.

Questo è, Justin Vernon: un vero artista, uno che nega il suo volto (nelle ultime foto non lo si vede mai in faccia), ma che lavora moltissimo sulla parola, sui simboli visivi, usando la tracklist come immagine oltre che come sequenza di titoli di canzoni, la copertina come immaginario. E lavorando moltissimo sul suono, senza fermarsi a soluzioni già sentite, ma anche senza perdere di vista la canzone con intellettualismi astrusi. "22, a million" è un disco multilivello, che si può ascoltare come una semplice (e stupenda) sequenza di canzoni, o consumare e analizzare nei suoi singoli elementi.

Un disco che riesce contemporanamente a sfidare l'ascoltatore, e a consolarlo: una cosa davvero unica.

TRACKLIST

01. 22 (OVER S∞∞N) (02:48)
03. 715 - CR∑∑KS (02:12)
04. 33 “GOD” (03:33)
05. 29 #Strafford APTS (04:05)
06. 666 ʇ (04:12)
07. 21 M◊◊N WATER (03:08)
08. 8 (circle) (05:09)
09. ____45_____ (02:46)
10. 00000 Million (03:53)
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