«SKELETON TREE - Nick Cave» la recensione di Rockol

Nick Cave - SKELETON TREE - la recensione

Recensione del 09 set 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“And it’s all right now”. Le parole sono le ultime del disco di Nick Cave: le ripete tre volte, sostenuto da un coro, a cui lascia spazio alla fine. Forse non è tutto a posto, ma l’ultima canzone di “Skeleton stree”,  quella che dà il titolo al disco, sembra dare barlume di speranza, sia nella musica, un po’ più aperta e leggera, che nelle parole. “Nothing is for free”, dice Nick Cave, raccontando di una domenica mattina d'autunno a guardare le foglie che cadono da un albero. E di certo nulla è stato gratis per il cantautore australiano, negli ultimi anni. 

“Skeleton tree” è un viaggio al buio, un tunnel arredato di poche cose, pochi suoni, poche parole.  Cave, che non è nuovo a questi viaggi negli inferi, anzi ne è probabilmente il cantore migliore che abbiamo. Ma in altri casi il panorama era fatto di suoni epici, o rabbiosi, o lirici. Ma questa volta ha giocato per sottrazione, riducendo tutto all’essenziale o quasi, come un albero ridotto all'osso dall'assenza delle foglie, appunto. Probabilmente non si può fare altro dopo una tragedia, la morte del figlio 15enne Arthur.

Ancora una volta Cave ha scelto di guidarci per mano anche nel dietro le quinte del suo viaggio: a “Push the sky away”, l’ultimo album con i Bad Seeds, era seguito “20.000 days on earth”, surreale e stupendo documentario sul suo percorso creativo. E poi ancora, recentemente, “The sick bag song”, diario di viaggio durante un tour, scritto sui sacchetti per la nausea. Ma questa volta c’è ben poco da romanzare. “You move I move and one more time with feeling”, canta in “Magneto”, e quella frase apparentemente così banale è anche il titolo del film che documenta la lavorazione di questo album (presentato a Venezia Il film sarà nelle sale italiane il 27 e 28 - qua l'elenco dei cinema).

Cave lavora per sottrazione, ma non si può e non si vuole sottrarre al proprio mestiere - ma in quella frase, appena sussurrata, non c’è né ironia, né il compiacimento o l’autoassoluzione del trito e ritrito “The show must go on”. C’è solo la constatazione del tempo che passa, della vita che va avanti.

“Skeleton tree” è semplicemente un disco di una bellezza spettrale, più che scheletrica. Ma è un disco in cui non c’è nulla di semplice o banale. Un lavoro in cui è importante tanto la mano di Warren Ellis quanto quella di Cave: lo si vede nel video di “Jesus alone”, e lo si vedrà in tutto il film. E si sente: le tessiture sonore che Ellis costruisce attorno al piano e alla voce di Cave sono di un minimalismo assoluto, eppure ti avvolgono come una coperta, come in "I need you", voce e batteria su un tappeto di tastiere. Ellis e Cave scelgono anche di usare l’elettronica, per accentuare l’inquietudine: “Anthrocene”, per esempio parte come una canzone dei Radiohead.  E sanno spiazzarti: la prima volta che si sente “Rings of saturn” ti viene da chiederti: “Ma mi sta prendendo in giro?” - per non parlare di quei coretti “uhuhu-uhuhu-uhuhu” che contrastano con il recitato di Cave.

Poi arriva la ballata finale, "Skeleton tree". 

“And it’s all right now”.

Il rischio è di leggere solo "Skeleton tree" in funzione della tragedia di Cave: si può andare a spulciare i testi, in cerca di riferimenti, di chiavi di lettura assolute. Che in Cave non ci sono mai state, e non ci sono neanche adesso.  Di certo, anche questa volta, non c'è nullla di scontato, né nulla di consolante - la “forza tranquilla” di “Push the sky away” ha lasciato spazio ad un tipo di musica diversa, ugualmente potente. Ma più che la forza che esteriorizzata dell'album precedente, "Skeleton tree" è fatto di una forza interiore. Anzi, della ricerca di una nuova forza interiore. Anche questa volta, anche in mezzo ad una tempesta e dopo una tragedia, Nick Cave ci ha dimostrato di essere uno dei musicisti e degli autori più grandi degli ultimi decenni.

 

 

TRACKLIST

01. Jesus Alone (05:52)
02. Magneto (05:22)
03. Distant Sky (05:36)
04. Girl in Amber (04:51)
05. I Need You (05:58)
06. Rings of Saturn (03:28)
07. Anthrocene (04:34)
08. Skeleton Tree (04:03)

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