«BELVA - Bruuno» la recensione di Rockol

Bruuno - BELVA - la recensione

Recensione del 05 ago 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Viene automatico, dopo quasi dieci anni di Teatro degli Orrori, farsi prendere dalla fregola del paragone. Perché “Casper” parte e un po’ il rischio è proprio quello di perdersi a caccia di scorciatoie che ci aiutino a inquadrare un sound che invece andrebbe immediatamente apprezzato per la sua unicità. I Bruuno sono una band vicentina rocciosa, potente, grezza, furibonda. Hanno preso il post hardcore e se lo sono lavorato; l’hanno reso piu` “indie”, più elegante, senza però perdere un centimetro di smalto. Carlo Zulian alla voce poi è lo strumento aggiunto che va a impastare ancora di più le trame tessute dalle chitarre di Luigi Pianezzola e Filippo Tasca, dal basso di Nicola Rosson e dalla batteria indefessa di Tommaso Trippi.

Chi e cosa sono i Bruuno? Loro si definiscono “... la conseguenza di un gesto impulsivo, un incastro di esperienze musicali diverse, unite per scuotere l’apatia del vivere quotidiano. Come il lato duro della gomma, che strappa il foglio, ma non cancella lo scritto”. Trovo queste poche righe un’autobiografia quanto mai adatta. Calza a pennello e aiuta a capire il senso dei sei pezzi di “Belva”, titolo di questo EP che già di per sé è un programma. Tre minuti la durata media dei pezzi, spesso meno. Velocità costante a dir poco sostenuta e mai un calo di pressione: “Casper”, “Sete”, “Ruggire come le porte”, “Seppuku” (il mio preferito), “Troppo spesso lento” e “Sfregio” sembrano una cosa unica, uno sfogo collettivo. Il volume si alza gradualmente, quasi senza rendersene conto, fino ad arrivare al punto in cui si arriva a capire meglio lo spirito con cui questo lavoro è stato partorito: cinque giorni in studio e poi palla alla voce, alle urla di Carlo. Funziona così e non poteva essere altrimenti; per congelare un istinto non si può pensare di lavorarci troppo tempo. Va preso, cavalcato e poi incanalato il più  in fretta possibile per evitare qualsivoglia dispersione di energia. Questi ragazzi rientrano così nel novero di quelle band che sanno realmente suonare, e,si badi bene, non è così automatico come si potrebbe pensare. Ho apprezzato parecchio il loro modo di scrivere, il loro approccio alla musica. Mi piace l'urgenza, mi piace il suono, mi piace il barlume di melodia che comunque a mio avviso non può e non deve mancare mai. Mi piace che tutto sia stato fatto senza compromessi. Mi piace che i testi siano altrettanto concisi e diretti, frutto di un ottimo lavoro (d’inevitabile) sottrazione. Ti parlano. Li capisci o comunque cerchi di entrarci in contatto perché suonano quasi come una presa di posizione, qualcosa da discutere.

Trovo i Bruuno una band molto interessante, “Belva” uno splendido antipasto e niente... la chiudo come si chiude “Sete”: “...voglio perdere la ragione e ritrovarla”. Con questi ragazzi basta indossare un paio di cuffie. 

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