«GUERRA - Litfiba» la recensione di Rockol

Litfiba - GUERRA - la recensione

Recensione del 01 gen 1900 a cura di Marco Di Milia

La recensione

“Guerra” è uno di quei dischi che si incontrano regolarmente alle fiere del vinile, dove di tanto in tanto ci si trova per curiosità, passione o semplice attività compulsivo-maniacale. Qualunque siano le motivazioni per andarci, la vista di questo album sui banchetti è un appuntamento fisso. Lo si scorge in bella mostra, con quella strana copertina che non si è mai capito cosa raffiguri e quel suo prezzo improbabile, ben al di sopra delle possibilità di un qualunque acquirente di sani principi. Il primo album dei Litfiba, datato 1982, è qualcosa di mitico per gli irriducibili e al tempo stesso opera prima e misconosciuta ai più, come gran parte della produzione della band toscana precedente all’album del 1985 “Desaparecido”.

La notizia che la Contempo Records di Firenze abbia deciso di ristampare il disco è stata quindi accolta con entusiasmo dalla grande accolita di fan dei Litfiba, ma anche con un certo scetticismo dato che l’annuncio è avvenuto con un post pubblicato ad effetto il Primo Aprile: quando tutto sembrava risolversi in uno dei tanti pesci della giornata in questione, l’intenzione alla fine si è rivelata vera e “Guerra” – nome tra l’altro mutuato dalla prima canzone in scaletta, perché l’esordio dei Litfiba è a tutti gli effetti eponimo della band - ha fatto nuovamente la sua comparsa sugli scaffali dopo anni e anni di latitanza.

Esteticamente identico al suo corrispettivo d’epoca, l’album differisce solo per i crediti aggiornati e, una volta aperto, per la bizzarra colorazione rosa-trasparente del vinile. Quanto alla musica contenuta è un tuffo nel passato, di quando il germe Litfiba era ancora in piena fase di incubazione. Le idee ci sono, in particolare nella prima facciata, o meglio c’erano già, e si percepisce che dalla sala prove di Via de’ Bardi in effetti qualcosa si stava muovendo nella giusta direzione. Delle cinque tracce presenti, “Guerra” e “Luna”, saranno riprese in seguito, la prima nel debutto sulla lunga distanza “Desaparecido” e la seconda come singolo su 45 giri e poi, ancora, nell’album dal vivo “Aprite i vostri occhi”. Sono episodi ancora acerbi e piuttosto differenti dalle versioni rilasciate successivamente, ma che lasciano già intuire la direzione tutta italiana alla dark wave che i fiorentini stavano iniziando a sviluppare. La metà oscura invece è rappresentata dal lato B, più lo-fi e con un singolare cantato in inglese. “Under the moon” e “Men in suicide” sono brani meno compiuti rispetto ai primi due in scaletta e, più di tutto, in forte odore di Joy Division. A chiudere il lotto, la strumentale “E.F.S. 44”, un collage tra voci e suoni dissonanti che lascia intendere un aspetto più sperimentale del quintetto.

Una nuova scena italiana era sul punto di detonazione, pur se con qualche congenito ritardo rispetto al resto del mondo, e Firenze ne sarebbe stata uno dei centri nevralgici con suoi Litfiba - in particolare, ma non solo - nel ruolo di grandi alfieri di un sound oscuro e spigoloso, decisamente diverso dal rock mediterraneo con cui in seguito avrebbero conquistato le grandi masse negli anni Novanta. L’avventura artistica (e umana) della band iniziava così, con un mini album prodotto con pochi mezzi e tante speranze, dall’aria naïf ma rappresentativo di un’epoca che oggi appare lontanissima. Riascoltarlo adesso fa un po’ lo stesso effetto di quelle vecchie foto di famiglia in cui ci si riscopre adolescenti vestiti alla meno peggio. Oggi, “Guerra” è una singolare stravaganza da riscoprire, a ricordarci di quell’energia - e ingenuità - tutta giovanile di cui non dovremmo mai perdere le tracce.

 

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