«2 - Mudcrutch» la recensione di Rockol

Mudcrutch - 2 - la recensione

Recensione del 19 mag 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questa settimana escono dischi di Bob Dylan ed Eric Clapton. I biglietti più venduti degli ultimi giorni sono quelli di un festival con Dylan, Neil Young, Stones, Who e Roger Waters. Tom Petty milita nei Mudcrutch.
Bentornati negli anni ’70.

Chi sono i Mudcrutch? Il gruppo di Tom Petty prima della carriera da solista con gli Heartbreakers. Venne sciolto nel ’75, dopo un paio di singoli, quando a Petty chiesero di firmare un contratto discografico solista. Petty si portò dietro Mike Campbell e Benmont Tench, e da lì comincio la sua storia di successo.
Petty li ha riformati nel 2008, per un album e qualche concerto, mettendosi a suonare il basso e richiamando Tom Leadon (fratello di Bernie, già negli Eagles) e Randall Marsh. Era in un periodo complicato della carriera, non particolarmente creativo: un disco da solista nel 2006, un DVD retrospettivo, l’ultimo album Heartbreakers ben sei anni prima (“The last DJ", del 2002). Quella reunion fu una ventata di freschezza, a cui sono seguiti due ottimi album (“Mojo” e “Hypnotic Eye”, 2010 e 2014).

Questa volta Petty dice di voler fare le cose sul serio, con un vero tour. Intanto c’è questo “Mudcrutch 2”, che non sposta di granché il tiro, rispetto al 1° volume.
Petty ha scritto sette canzoni, e sono inevitabilmente le migliori. “Trailer” e “Dreams of flying” sono il suo suono prima maniera, con tanto di jingle-jangle. C’è la psichedelia di “Hungry no more” e “Beuatiful blue”, il garage rock di “Hope”, che richiama un po’ l’ultimo “Hypnotic eye”. Il resto sono divertenti e trascurabili riempitivi, spesso cantati dagli altri membri del gruppo: il rock ’n’ roll di “Welcome to hell”, il bluegrass rock di “Other side of the mountain”.

Se il primo Mudcrutch era il miglior disco di Petty da anni, questo secondo volume stupisce meno, pur essendo un lavoro di buon livello, anche se dispersivo in alcuni passaggi. Imperdibile per gli amanti di Petty, consigliato agli appassionati di classic rock americano, trascurabile per gli altri.
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