«NESSUNA SCALA DA SALIRE - Bugo» la recensione di Rockol

Bugo - NESSUNA SCALA DA SALIRE - la recensione

Recensione del 04 mag 2016

La recensione

Dopo la semina, è tempo di raccolto: dalla manciata di brani che in pieno autunno Bugo aveva sparso con l’EP “Arrivano i nostri”, sono nati i succulenti frutti che formano il disco “Nessuna scala da salire”.

Come nel mondo della botanica, così come in molti aspetti della vita, per ottenere i migliori risultati è necessario saper concedere il giusto tempo e le idonee cure ad ogni singolo elemento ed è evidentemente ciò che il cantante ha deciso di fare con la sua ultima creazione in studio. Centellinare il proprio lavoro, nell’epoca del tutto e subito (e anche prima del previsto), è una scelta audace ma una delle poche che permette a un brano di sedimentare nella nostra mente abbastanza a lungo da risultare familiare a distanza di alcuni mesi.

Ritrovarsi a riconoscere e a canticchiare “Cosa ne pensi Sergio” - ultima traccia dell’EP e seconda nel CD - è come sintonizzarsi perfettamente su “Radio Bugo” che, non a caso, apre l’album: la canzone è un’intro prevalentemente strumentale e, ad eccezione di una risata, qualche “na na na” e un “rifiuto la tua realtà e la sostituisco con la mia” in sottofondo, si dà libero sfogo a synth e percussioni.
In “Deserto” è contenuta la frase che da nome a tutto il lavoro, e molte altre in verità che rimarcano una certa tendenza mistica e trascendentale dell’artista; un bagliore concettuale in cui lui dice di perdere l’orientamento, che però è ben incastonato nella scansione musicale dei precisi battiti di batteria e di un ritmo incalzante e ripetitivo.
“Me la godo” è un inno alla vita in levare: Bugo si sfoga mentre il mondo va a rotoli e la gente vive di propoli. Una dichiarazioni di intenti, una “to do list” musicale che vale per lui come per tutti noi, cadenzata da delicati tapping su basso che sfumano in soffi d’archi e tocchi di flauti, e con riferimenti al rock italiano di Vasco (e al tocco del suo produttore Guido Elmi).
“Ehi! (Back to rock)” è insieme fantascienza e glitter, un’altro pezzo strumentale divertente. Resistergli è inutile, la mente non potrà evitare di figurarselo come colonna sonora di una pellicola anni ’70 psichedelica e un po’ fané, ma pur sempre di gran fascino. Allo stesso modo anche “Tu sconosciuta” è una spassosa canzone recitata, in cui Bugo mostra un approccio al femminile di quelli che tanto piacevano al Vasco di quando chiedeva “Quanti anni hai” o si confessava con “Va be’ (Se proprio te lo devo dire)”.
“La nascita di un pianeta” non poteva che essere un pozzo di esplosioni primordiali che generano suoni inquietanti e minacciosi, alle volte pacati e delicati alle volte potenti e vigorosi. Il brano che pone fine al disco richiama alla nascita, così come creazione e distruzione sono strettamente intrecciate tra loro nonché essenziali leggi spirituali del ciclo naturale.

Con “Nessuna scala da salire” sono arrivati i rinforzi a Bugo. Le sei nuove canzoni che si sono aggiunte alle sei vecchie canzoni hanno riempito gli spazi, hanno creato un percorso…hanno unito i puntini. “Arrivano i nostri” non era solo il titolo dell’extended play, bensì un avvertimento. Mr. Bugatti dimostra di sapere manipolare le liriche a favor di facezia, arguzia e severità, e di non essere da meno a livello strumentale, piano che viene esplorato fino ai suoi estremi senza timore e in piena onestà.

TRACKLIST

01. Radio Bugo
04. Deserto
06. Eh! (Back to rock)
12. Nascita di un pianeta
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