«PEACE - Eurythmics» la recensione di Rockol

Eurythmics - PEACE - la recensione

Recensione del 22 ott 1999

La recensione

Si sa, si sa, è tanta la voglia di lasciarsi andare, di abbandonarsi a questo sogno ritornato realtà, alla magia della voce di Annie Lennox, alle chitarre del mago Dave Stewart. Di arrendersi di fronte al dolce sorriso dell’angelo Annie e di sottomettersi al suo mascolino rigore marziale, di abbracciare quello sciamannato del suo pard, che un giorno di tanti anni fa, ancora ragazzino, si infilò dentro il furgoncino di un gruppo di folk revival che aveva suonato vicino casa sua (gli Amazing Blondel) deciso a scappare di casa per fare il musicista (i Blondel, increduli e inteneriti, lo restituirono alla sua famiglia). Di credere per un attimo alle splendide foto di copertina, che mostrano il duo in forma scintillante e finalmente riconciliato. Di amare svisceratamente i primi 20 ascolti del singolo “I saved the world today”, stereotipo di canzone pop semi-natalizia di una semplicità sconcertante, mandata in paradiso dalla voce da brivido di Annie, e di commuoversi di fronte a “17 again”, brano che apre l’album regalandoci nostalgia e la consueta (per il duo) dose di cinismo: «Sono lontana milioni di miglia/ma è buffo come tutto sembri uguale a ieri/tutte queste finte celebrità/e tutte quelle stupide regine viziose/tutti gli stupidi giornali/e le stupide riviste/i sogni d’oro sono fatti di tutto/ciò che ti tenga sulla scena/e mi sento come se avessi di nuovo 17 anni» : e quando il testo finisce Annie ci infila la prima strofa di “Sweet dreams”, a dimostrare che tutto, per un attimo, può davvero sembrare uguale, ora come allora. Ma “Peace”, purtroppo, non è “Be yourself tonight”, e nemmeno “Revenge”. E forse nemmeno “Sweet dreams (are made of this)”. Sembra piuttosto la continuazione di un discorso interrotto con l’ultimo album di studio del gruppo, “We too are one”, quando il pop-rock da classifica si era espanso oltre ogni limite e l’ispirazione in parte latitava. Intendiamoci, gli Eurythmics non sono mai stati terribilmente deludenti, questo no, ma deludenti e basta sì. E “Peace”, dopo alcuni ascolti sentimentali, un po’ delude. Regalatevi “Beautiful child”, la scintillante “I want it all” e “Peace is just a word”, oltre le due canzoni già citate, ma dal resto purtroppo si cava ben poco. In compenso i due hanno deciso di devolvere gli introiti del loro tour a Greenpeace e ad Amnesty, dimostrando che in alcune cose la scuola anni ’80 ha impartito lezioni che non si dimenticano. Bentornati, Annie e Dave, e se questo disco vi fa sentire di nuovo 17enni, noi vi vogliamo troppo bene per non farvelo credere.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.